menu
Opera San Francesco per i Poveri
Opera San Francesco per i Poveri
Home / Comunicazione / News / Lettera di padre Maurizio

Agosto 2014

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Ci lasciamo alle spalle un'estate particolare non soltanto per il maltempo che nel nord Italia ha imperversato, ma anche per le tragedie che si sono consumate a causa della guerra. Ogni giorno i mass media hanno riportato drammatiche notizie dall’Iraq alla Siria, dalla Striscia di Gaza all’Ucraina.
Guerre che, oltre a generare vittime e distruzioni, portano povertà e sofferenza che spesso segnano le persone per tutta la vita. Guerre che generano migrazioni come sta accadendo per la popolazione siriana, sistemi dispotici di governo che negano la libertà e che portano migliaia di eritrei a fuggire dal loro paese. Un’estate ancora caratterizzata dai molti sbarchi e dalle troppe vittime nell’attraversamento del canale di Sicilia.

Durante l’estate abbiamo incontrato, accolto e soccorso molti profughi eritrei in particolare in mensa: uomini, donne, famiglie anche bambini in tenera età hanno trovato accoglienza e un punto di appoggio nel loro tribolato e interminabile viaggio della speranza. Gli occhi di queste persone e le loro parole in uno stentato inglese parlano di paura vissuta nel lungo viaggio, di ricordi della loro terra e dei loro cari, di speranza di poter continuare il viaggio per giungere alla meta desiderata.

Questo “piccolo corridoio umanitario” è stato possibile grazie alla disponibilità di molti: desidero ringraziare gli operatori e i volontari che nel mese di agosto si sono prodigati affinché i servizi di mensa e docce fossero funzionanti. Molti sono stati i volontari che si sono avvicendati, chi per un solo giorno, chi per un'intera settimana, chi secondo il proprio turno di servizio. Osservandoli nel loro quotidiano impegno o parlando con loro, notavo con gioia il loro senso di responsabilità ad accogliere e servire i poveri.

Da una parte si tocca con mano la dimensione dell’accoglienza che non è un gesto puramente esteriore, ma è apertura del cuore e della mente, capace di condividere e essere solidale soprattutto con i più poveri, con la solitudine e l’emarginazione. Dall’altra parte i drammi che quotidianamente si consumano portano a pregare per la pace, ma soprattutto a costruire la pace. Quanti conflitti, ingiustizie, prevaricazioni, schiavitù sono vissute in molte parti del nostro pianeta spesso nell’indifferenza generale.

Ci sentiamo piccoli e impotenti di fronte a quanto accade. Eppure il Vangelo e il Signore Gesù ci consegnano non solo la speranza e la preghiera, ma anche un valore fondamentale: la conversione.
È necessaria una conversione dei cuori che permetta a ciascuno di riconoscere nell’altro un fratello di cui prendersi cura, con il quale lavorare insieme per costruire una vita di pace, in pienezza per tutti. L’impegno quotidiano di tutti può portare frutti di pace e segnare l’avvento di una condizione di vita dove violenza e odio non trovano casa.

“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”.

Non c'è pace senza giustizia non c'è giustizia senza perdono.

padre Maurizio Annoni

Condividi su: Condividi con Facebook Condividi con Twitter

 

Notizia presente
nella newsletter
Agosto 2014