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Opera San Francesco per i Poveri
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Aprile 2015

HOUSING FIRST ITALIA ANCHE IN OSF

L’approccio Housing First affonda già le sue radici negli anni ‘50 e ‘60 negli Stati Uniti e diventa noto grazie al programma "Pathways to Housing" di Sam Tsemberis, lo psichiatra statunitense che lo avvia negli anni ’90 a New York: la casa è un diritto umano primario ed è quindi il primo bisogno che deve essere affrontato e soddisfatto.  Molti studi dimostrano l’efficacia in termini di inclusione sociale di questo approccio, che ribalta completamente la modalità graduale di inserimento degli Homeless. Dopo due anni, infatti, l’80% delle persone riesce a mantenere la casa, la riduzione dell’uso di droga o alcol è alta, calano le spese per cure mediche e medicinali. L’abitare in una casa, luogo di cura di sé, di identità e di appartenenza ad una comunità, incide positivamente sul benessere psicofisico e contribuisce in modo determinante alla progressiva riconquista dell'autonomia personale e dei legami sociali.
E così dagli Stati Uniti la sperimentazione arriva in Europa: Francia, Finlandia, Portogallo e ora anche in Italia. OSF partecipa alla prima sperimentazione a livello nazionale del progetto Housing First Italia promosso da fio.PSD (Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora) sostenendo alcuni criteri ritenuti fondamentali: ridurre l’emergenza abitativa e favorire l’inclusione sociale partendo da concetti di scelta, negoziazione e ascolto attraverso un’accoglienza immediata in appartamento.

In OSF questo progetto è gestito da varie figure professionali e partecipa all’équipe milanese sul progetto Housing First Italia per creare e validare buone prassi nel contesto milanese. Si rivolge a persone in condizione di grave emarginazione, senza dimora, tra i 25 e i 45 anni, italiani o stranieri ma con documento valido, condizione necessaria per responsabilizzare la persona a regolarizzarsi e accedere ad una serie di servizi.
L’educatrice di OSF partecipa alla formazione fio.PSD insieme ad altre associazioni di tutta Italia per sperimentare il progetto trovando strumenti, metodologie, connessioni che validino il progetto Housing First nei diversi contesti italiani; la casa, un diritto prima di tutto, condiviso da tutte le realtà italiane anche se la sperimentazione viene adattata al singolo contesto. La formazione dura due anni, partita a Ragusa e poi a Rimini, la summer school di luglio 2015 vedrà i membri del network a Lucca e Pisa. Nella formazione le varie realtà presentano i progetti di Housing First partiti nelle città aderenti, com'è successo a Milano al convegno dove è stato presentato il progetto di OSF in Housing First con ospite la prima persona in alloggio.

La storia del primo ospite, P., è appena cominciata, ed è bellissima: "…vivevo della colletta fatta in varie stazioni della città di Milano, per poi alla fine ritrovarmi alla stazione di Garibaldi, dove la mia speranza di una vita migliore è svanita completamente, […] si sono presentati un giorno due operatori e mi hanno chiesto se volessi avere una casa dove poter iniziare una vita diversa […], credevo fosse una presa in giro ma mi sbagliavo di grosso". E’ andata così: dopo molte uscite settimanali nei giardini di Porta Venezia, a Lambrate, nelle varie stazioni, in tutti i luoghi dove rintracciare e ‘agganciare’ persone senza dimora, e dopo diversi rifiuti, P. è stato coinvolto dagli educatori nella stazione di Porta Garibaldi. Due giorni dopo si è presentato all’appuntamento, concordato per mostrargli sia la zona, nel quartiere Molise/Calvairate, sia l’alloggio. P. ha accettato di partecipare al progetto Housing First ed è stato firmato un comodato d’uso gratuito. Dopo quattro mesi dall’ingresso e dopo aver creato una buona relazione di fiducia si può iniziare a lavorare sul contesto sociale dove il progetto è inserito, abbassando il pregiudizio e aumentando il senso di appartenenza. E’ importante che, dalle parrocchie ai bar, le persone conoscano che nel loro quartiere è attivo un progetto di Housing First e soprattutto che la scelta della zona in cui abitare sia lasciata alla persona contattata in strada.

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Aprile 2015