menu
Opera San Francesco per i Poveri
Opera San Francesco per i Poveri
Home / Comunicazione / News / Lo spreco alimentare

Luglio 2015

LO SPRECO ALIMENTARE

Più di 8 miliardi di euro di cibo all’anno vengono gettati nella spazzatura: è quanto emerge dal Rapporto 2014 Waste Watcher - Knowledge for Expo, ultimo di una serie impietosa di fascicoli che anno dopo anno quantificano gli sprechi alimentari: 1,3 miliardi di tonnellate all’anno, pari a circa un terzo della produzione mondiale di cibo destinato al consumo umano. Ogni persona in Italia butta in spazzatura 146 chili di cibo (BCFN, 2012); solo il 43% dell’equivalente calorico dei prodotti coltivati a scopo alimentare viene consumato dall’uomo (Smil, 2010). Gli studi distinguono tra Food losses nei paesi in via di sviluppo e Food waste nei paesi industrializzati. Le prime sono perdite che si determinano a monte della filiera agroalimentare, in fase di semina, coltivazione, raccolta, trattamento, conservazione e prima trasformazione, gli altri sono gli sprechi che avvengono durante la trasformazione industriale, la distribuzione e il consumo.

E arriviamo al nostro frigorifero dove ha luogo il grosso di food waste: a livello europeo, si spreca per il 42% nell’uso domestico. Certo meglio degli Stati Uniti, dove il consumatore è responsabile nel 61% dei casi per il cibo buttato. Sarà anche l’aria di Expo, ma a partire dal 2013 la popolazione italiana comincia ad essere un po' più attenta: legge le etichette e controlla se il cibo scaduto è ancora buono prima di gettarlo (lo fa l’81%), ma in tema di educazione ancora resta moltissimo da fare. Proprio nei giorni in cui l’Istat comunica che, anche se si è fermato l'aumento dell'indice di povertà assoluta, sono più di quattro milioni le persone in stato di indigenza, scopriamo che circa 1,4 milioni di tonnellate dei nostri prodotti non vengono raccolti e sono lasciati nei campi, che nella trasformazione industriale perdiamo 2 milioni di tonnellate di cibo e altre 300 mila tonnellate nella distribuzione commerciale. Papa Francesco ha indicato le responsabilità dei governanti: "Dobbiamo fare quello che possiamo perché tutti abbiano da mangiare, ma anche ricordare ai potenti della terra che Dio li chiamerà a giudizio un giorno, e si manifesterà se davvero hanno cercato di provvedere il cibo per Lui in ogni persona e se hanno operato perché l'ambiente non sia distrutto, ma possa produrre questo cibo".

Lotta allo spreco, recupero, cibo, povero sono tutte parole che la mensa di OSF sa mettere insieme da anni. La raccolta di donazioni alimentari è stata pari a 352.800 euro nel 2014 (il 16,5% del costo globale della mensa che è stato di 2.132.869 euro). Una grande responsabilità è quella di osservare con scrupolo date di scadenze, conservazione, modalità di stoccaggio, rispetto delle temperature perché nulla vada perduto, così come reindirizzare verso altre mense le donazioni eccedenti o non utilizzabili per tipologia o per quantità. Nel 2014 OSF ha beneficiato di tantissime donazioni di frutta, provenienti da cooperative di produttori di regioni del nord Italia: buona parte impiegata in mensa, è stata utilizzata anche per donazioni ad altre mense per evitare il deterioramento dei prodotti.

Scrive Giorgio Fontana nel reportage "La fame a Milano", pubblicato qualche mese fa su "Internazionale", che questo tema ne racchiude uno più profondo e radicale, ovvero quale tipo di società vogliamo: una dove l’assicurazione della dignità minimale di una persona non sia compito della cosa pubblica, oppure una dove lo stato si metta in primo luogo al servizio dei più deboli. La mano che spontaneamente si muove per aiutare chi sta peggio testimonia la persistenza di un tessuto comunitario che ancora non si è spezzato sotto il peso dell’egoismo e agisce per combattere le diseguaglianze; ma è anche spia di un sistema che tollera l’ingiustizia sociale e spera di guarirla con l’iniziativa privata delle coscienze. Se l’informazione è sempre un buon punto di partenza, nel testo di Fontana (che invitiamo a leggere per intero qui) si trova tutto quello che c’è davvero da sapere, un quadro generale senza alcuna concessione narrativa. Del resto, per citare una signora con cui ho scambiato due chiacchiere: “Che ti devo raccontare della fame? Mi mancano i soldi della spesa. Mi mancano proprio, non dico balle. Che altro c’è da raccontare?”.

Link documenti:
- Rapporto 2014 Waste Watcher - Knowledge for Expo (pdf)
- BCFN, 2012

Condividi su: Condividi con Facebook Condividi con Twitter

 

Notizia presente
nella newsletter
Luglio 2015