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Ottobre 2015

POVERTÀ PLURALI: RAPPORTO CARITAS 2015

Istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Giornata mondiale contro la povertà si celebra ogni anno, dal 1993, il 17 ottobre. A Milano l’Expo ha fornito un adeguato scenario per riflettere e aumentare la consapevolezza sulla necessità di eliminare la povertà e l’indigenza in tutti i Paesi con diversi momenti di incontro sul tema, e tra questi il convegno ”Diritto al cibo. Interventi di prossimità e azioni di advocacy”, incentrato sul tema della povertà alimentare a Milano, in Italia e in Europa.

Antonio Galdo su Il Messaggero (26 ottobre 2015) segnala che secondo l’indice GHI (Global Hunger Index) per la prima volta dal 2000 il livello di malnutrizione è sceso del 27% nei paesi in via di sviluppo e quindi sui temi di fame e povertà il mondo stia davvero facendo un passo avanti, nonostante la popolazione di affamati sia di 795 milioni di persone; curiosamente lo stesso numero di persone in sovrappeso nei paesi industrializzati. La povertà si sposta e la fame emigra, seguendo i movimenti delle popolazioni che sono costrette a lasciare il loro paese. Si disegna così uno scenario mutevole che se da un lato premia i progressi agricoli dei piani umanitari, dall’altro evidenzia sempre nuove voragini laddove divampano i conflitti armati.

In Europa, sono più di 53 milioni le persone che non hanno la sicurezza di riuscire a mangiare in modo adeguato. A fronte di una media del 10,5%, in Italia sono il 14,2% della popolazione, con un incremento record del 130% in 5 anni. Nei dati presentati dal Rapporto 2015 di Caritas Italiana il nostro Paese appare teoricamente in lieve risalita, ma segnato da fenomeni di sofferenza sociale che si vanno diversificando. Lo spiega benissimo il titolo "Povertà plurali": si sono moltiplicate le persone che, purtroppo, le sperimentano nella loro quotidianità, ma anche perché differenti sono i percorsi, le modalità e le cause che contraddistinguono le povertà.

I dati raccolti da 1.197 centri di ascolto Caritas in 154 diocesi italiane forniscono un quadro chiarissimo dei bisogni espressi che sono essenzialmente legati alla povertà economica (54,6%), problemi relativi al lavoro (41%) e abitativi (18,2%). Aumentano le richieste avanzate da famiglie monogenitoriali e altri tipi di famiglie senza coniugi né partner conviventi (+10,2%); in generale mancano beni e servizi materiali (58%), sussidi economici (27,5%), lavoro (17,4%).  La situazione allarmante è confermata dai 6.273.314 di pasti erogati nel corso del 2014 da 353 mense diocesane, e dai 3.816 centri di distribuzione viveri, promossi da 186 Caritas diocesane, che si fanno carico di un vasto bisogno alimentare di persone e famiglie, italiane e straniere.

Accanto alle forme tradizionali di aiuto, sono citate misure innovative e sperimentali, come empori o market solidali, progetti di agricoltura sociale, gruppi di acquisto solidale; e ancora 1.169 progetti anti-crisi economica delle diocesi italiane, di cui 171 fondi diocesani di solidarietà e 140 progetti di microcredito per famiglie e/o piccole imprese, 865 Progetti Otto per mille Italia (solo nel 2014 ne sono stati attivati 290 per un importo complessivo di oltre 30,5 milioni di euro). Un ampio ventaglio di progetti e risorse che evidenzia, al contrario, la risposta confusa del sistema pubblico: mentre gli altri paesi europei si sono tutti attrezzati nel corso degli anni con misure specifiche di contrasto alla povertà, l’Italia continua ad appoggiarsi ad una miriade di interventi tampone, dispendiosi e poco efficaci. La prospettiva da adottare, continua il Rapporto Caritas, “è quella di una rivoluzione copernicana nell’approccio di intervento, che vede accanto alla presenza di una forte regia pubblica, l’apporto valorizzato dei diversi attori del territorio, ciascuno portatore di specifiche esperienze e di una particolare capacità contributiva, secondo il proprio unicum. La sfida è quella di passare da un approccio solamente riparativo e di assistenza materiale, ad un modello di intervento caratterizzato da innovazione, capace di promuovere crescita, sviluppo e benessere umano e sociale”.

Leggi il Rapporto Caritas 2015

Scarica il Rapporto Caritas 2015 (pdf)

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