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Opera San Francesco per i Poveri
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Novembre 2015

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

In questi giorni le pagine dei quotidiani sono state giustamente occupate dai drammatici fatti che hanno colpito Parigi e indirettamente l’umanità. Ed è passata parzialmente sotto silenzio la notizia della pubblicazione degli ultimi dati dell’Istat relativi al “Reddito e condizioni di vita”. Nelle prime righe la relazione riporta questo dato: “Nel 2014 si attesta al 28,3% la stima delle persone a rischio di povertà o esclusione sociale residenti in Italia, secondo la definizione adottata nell'ambito della strategia Europa 2020. L'indicatore corrisponde alla quota di popolazione che sperimenta almeno una delle seguenti condizioni: rischio di povertà (calcolato sui redditi 2013), grave deprivazione materiale e bassa intensità di lavoro (calcolata sul numero totale di mesi lavorati dai componenti della famiglia durante il 2013)”.

Gli osservatori nella loro autorevolezza hanno consegnato dati che per alcuni aspetti sono allarmanti. Accanto alle povertà conclamate e visibili - penso a coloro che frequentano il nostro centro e altri servizi simili - stanno crescendo nuove forme di impoverimento meno visibili ma altrettanto preoccupanti.
I dati forniti sono molto chiari e sono strumenti necessari per promuovere processi decisionali della politica, per incoraggiare il volontariato e per impegnare chiunque abbia tenacia e forza nella difficile lotta alla povertà.

Anche se l'azione a più livelli, sia da parte delle istituzioni che del privato sociale, è fondamentale perché un povero ha diritto innanzitutto ad una risposta a una necessità che manifesta, d'altro canto ritengo che dobbiamo tutti crescere innanzitutto in termini di pensiero e di mentalità riguardo alla povertà e alla presenza dei poveri tra noi. Penso innanzitutto alle nostre famiglie che nonostante le fatiche e le contraddizioni di oggi dovrebbero presentarsi (il condizionale è d'obbligo!) come soggetto educativo di primaria importanza.
Infatti è proprio in famiglia che si impara ad accogliere e a far crescere la vita; in essa ci si forma ai valori fondamentali del vivere sociale: la socialità, l'accoglienza, l'ospitalità, l'apertura all'altro, la comunicazione, il dialogo, il confronto, la gratuità, il servizio, il disinteresse, la condivisione, la compartecipazione, l'educazione della coscienza morale, l'apertura agli ideali più alti. In questa prospettiva, la famiglia è realmente la prima e fondamentale scuola di socialità. Stabilendo relazioni educative mature permette ai figli di crescere in un clima di serena ma realistica apertura al mondo, ai suoi interrogativi, anche a quelli senza facili soluzioni. È nella famiglia che si combatte la cultura dello spreco e dello scarto per promuovere un’etica di solidarietà e di condivisione.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di coniugare tre verbi che sono fondamentali per la crescita di una comunità civile e della comunità ecclesiale. Sono ascoltare, accogliere, aiutare.
L'ascolto precede ogni attività: chi mi sta davanti non è una somma di bisogni da soddisfare ma una persona con la quale inizio a relazionarmi. Accolgo nella misura in cui scopro l'altro come un fratello e non un fardello che devo sopportare.
L'aiuto, già presente nell'ascolto e nell'accoglienza, è la manifestazione dell'amore nei confronti del fratello. L'altro non è più un estraneo, ma entra a far parte della mia vita.

Dobbiamo uscire dal pericoloso tunnel dell'indifferenza o, peggio ancora, degli atteggiamenti razzisti che escludono gli altri creando a volte contrapposizioni e incomprensioni, non favorendo relazioni e integrazioni.
In questo tempo, che si preannuncia difficile sotto il profilo sociale ed economico, dobbiamo investire sull'azione educativa per evitare che molte persone siano coinvolte nel dramma della povertà. Tanta povertà si può prevenire, risparmiando molte sofferenze!
Le parole di Gesù sono paradigmatiche per il nostro impegno: "Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò"!

padre Maurizio Annoni

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