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Opera San Francesco per i Poveri
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Giugno 2016

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Non voglio lasciar passare sotto silenzio la celebrazione della “Giornata Mondiale del Rifugiato” tenutasi il 20 giugno u.s e promossa dalle Nazioni Unite.
Papa Francesco ricordando l’evento è ritornato sul tema dei profughi e in particolare ha detto: “I rifugiati sono persone come tutti, ma alle quali la guerra ha tolto casa, lavoro, parenti e amici. Le loro storie e i loro volti ci chiamano a rinnovare l’impegno per costruire la pace nella giustizia. Per questo vogliamo stare con loro: incontrarli, accoglierli, ascoltarli per diventare insieme artigiani di pace”.
Quando si parla di loro spesso sentiamo commenti e/o giudizi che lamentano la loro presenza tra noi; poco si avverte invece intorno alla domanda “Perché sono tra noi? Quale la loro storia di migrazione o di fuga? Quale l’origine? Quale la loro attesa?”.

Migranti e rifugiati non sono pedine sullo scacchiere dell’umanità. Si tratta di persone – bambini, donne, uomini – che abbandonano o sono costretti ad abbandonare le loro case per varie ragioni, che si lasciano alle spalle un destino di povertà per aprirsi alla possibilità di un mondo migliore.
È impressionante il numero di persone che migra da un continente all’altro, così come di coloro che si spostano all’interno dei propri Paesi e delle proprie aree geografiche. I flussi migratori contemporanei costituiscono il più vasto movimento di persone, se non di popoli, di tutti i tempi. In cammino con migranti e rifugiati, non possiamo che impegnarci a comprendere le cause che sono alle origini delle migrazioni, ma anche a lavorare per superare gli effetti negativi e a valorizzare le ricadute positive sulle comunità di origine, di transito e di destinazione dei movimenti migratori.

Purtroppo, mentre auspichiamo lo sviluppo verso un mondo migliore, non possiamo tacere lo scandalo della povertà nelle sue varie dimensioni. Violenza, sfruttamento, discriminazione, emarginazione, approcci restrittivi alle libertà fondamentali, sia di individui che di collettività, sono alcuni dei principali elementi della povertà da superare. Molte volte proprio questi aspetti caratterizzano gli spostamenti migratori, legando migrazioni e povertà. In fuga da situazioni di miseria o di persecuzione verso migliori prospettive o per avere salva la vita, milioni di persone intraprendono il viaggio migratorio e, mentre sperano di trovare compimento alle attese, incontrano spesso diffidenza, chiusura ed esclusione e sono colpiti da altre sventure, spesso anche più gravi e che feriscono la loro dignità umana.

Guardando alla realtà dei migranti e rifugiati, vi è un elemento che vorrei evidenziare nel cammino di costruzione di un mondo migliore, ed è quello del superamento di pregiudizi e precomprensioni nel considerare le migrazioni. Non di rado, infatti, l’arrivo di migranti, profughi, richiedenti asilo e rifugiati suscita nelle popolazioni locali sospetti e ostilità. Nasce la paura che si producano sconvolgimenti nella sicurezza sociale, che si corra il rischio di perdere identità e cultura, che si alimenti la concorrenza sul mercato del lavoro o, addirittura, che si introducano nuovi fattori di criminalità. I mezzi di comunicazione sociale, in questo campo, hanno un ruolo di grande responsabilità: tocca a loro, infatti, smascherare stereotipi e offrire corrette informazioni, dove capiterà di denunciare l’errore di alcuni, ma anche di descrivere l’onestà, la rettitudine e la grandezza d’animo dei più. In questo, è necessario un cambio di atteggiamento verso i migranti e rifugiati da parte di tutti; il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione – che, alla fine, corrisponde proprio alla “cultura dello scarto” – ad un atteggiamento che abbia alla base la “cultura dell’incontro”, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore.

padre Maurizio Annoni

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