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Opera San Francesco per i Poveri
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Luglio 2016

ITALIA SEMPRE PIÙ POVERA

E’ di pochi giorni fa il Rapporto Istat che conferma i dati preoccupanti riguardo alla povertà nel nostro Paese. Li commenta il presidente dell’Inps Tito Boeri, sottolineando l’urgenza che anche l'Italia si doti di strumenti di contrasto come gli altri paesi europei. Quanto diffuso nei mesi scorsi da Eurostat, infatti, evidenzia un calo sensibile del tasso di povertà in Europa, in media l’8,2% per un totale di 41.092 milioni di persone (Ansa); la media europea comprende tassi elevatissimi (Grecia, oltre 22%), bassissimi (Svezia, 0,7%) e contenuti, come in Germania (quasi 4 milioni pari al 5%) e in Francia (2,8 milioni pari al 4,5%). Tra gli strumenti di contrasto presenti in Europa c’è l’assegno mensile, chiamato di integrazione o solidarietà, ancora allo studio in Italia e già esistente da tempo in Gran Bretagna  (348 €), Belgio (867.4 €), Francia (461.78 €), Danimarca (1.474 €) e Germania (404 €).

Il Rapporto annuale sulla povertà in Italia spiega che la povertà assoluta viene calcolata in base a soglia di spesa mensile minima necessaria per acquisire un paniere di beni e servizi considerato essenziale a uno standard di vita minimamente accettabile; la povertà relativa richiama invece al concetto di disuguaglianza, perché fa riferimento agli standard di vita prevalenti all’interno di una determinata comunità. Nel 2015 le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta sono pari a 1 milione e 582 mila e gli individui a 4 milioni e 598 mila (il numero più alto dal 2005 a oggi); aumenta la condizione di povertà assoluta nelle famiglie con 4 componenti (9,5%), soprattutto coppie con 2 figli (da 5,9 a 8,6%) e nelle famiglie di soli stranieri (28,3%). Anche la povertà relativa è più diffusa nelle famiglie numerose, con 4 componenti (16,6%,) o 5 e più (31,1%) soprattutto con persona di riferimento operaio (18,1%) o di età compresa fra i 45 e i 54 anni (11,9%). L’incidenza della povertà assoluta aumenta al Nord sia in termini di famiglie (5,0%) sia di persone (6,7%), la povertà relativa invece cresce nel Mezzogiorno (38,2%) dove risultano relativamente povere quasi quattro famiglie su dieci. I giovani in povertà sono triplicati con la crisi: hanno superato la soglia del milione l’anno scorso. In pratica uno su dieci è in povertà assoluta mentre nel 2005 l’incidenza era appena del 3,9%, a conferma di un sistema previdenziale e di welfare che – scrive Francesco Riccardi su avvenire.it – tutela gli anziani, ma prevede poco o nulla per le altre categorie d’età.

Mentre è in esame il disegno di legge Delega al Governo recante norme relative al contrasto alla povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali (collegato alla legge di stabilità 2016), insiste sulla diseguaglianza sociale Domenico De Masi, sociologo, professore di Sociologia del lavoro alla Sapienza di Roma: “Nel 2007, cioè alla vigilia della grande crisi, dieci famiglie avevano la ricchezza di tre milioni di italiani, dopo otto anni di crisi le stesse famiglie hanno la ricchezza di 6 milioni di italiani, cioè hanno raddoppiato la loro ricchezza mentre raddoppiava il numero dei poveri. Questi dati dimostrano quanto galoppa la disuguaglianza”. Non si può più aspettare, ribadisce il direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu: “Urge, come chiede da tempo l'Alleanza contro la Povertà, un Piano di contrasto alla povertà nel quale emergano con chiarezza le linee di azione per i prossimi anni, tali da dare un quadro comprensibile dell’utilizzo delle risorse europee e nazionali. Per questo sarà necessaria una mobilitazione attenta e una collaborazione costruttiva e realistica per realizzare il cambiamento possibile nel tempo che ci è dato di vivere”.

Leggi il Rapporto annuale sulla povertà in Italia

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Luglio 2016