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Opera San Francesco per i Poveri
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Gennaio 2017

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Non è passato molto tempo, poco più di un mese, da quando in tutto il mondo si è celebrata la “Giornata internazionale per la solidarietà umana”. Scopo dichiarato della giornata è sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della solidarietà e incoraggiare il dibattito sulle modalità promozione di un valore fondamentale e universale sul quale devono basarsi le relazioni tra i popoli nel XXI secolo.
Ho voluto rileggere e riflettere l’insegnamento straordinariamente ricco che Papa Francesco ci sta trasmettendo proprio sul valore della solidarietà.
“Non abbiate paura della solidarietà!”. È un’esortazione che il Papa non si stanca di ripetere. Al riguardo, il suo magistero potrebbe essere efficacemente sintetizzato in una sorte di “doppio decalogo” della solidarietà che il “buon cristiano”, consapevole di adempiere, come “buon cittadino”, agli inderogabili doveri costituzionali di solidarietà economica sociale e politica (art. 2 della Costituzione italiana), non solo memorizza, ma soprattutto cerca di vivere. Solidarietà infatti è una parola chiave da pronunciare in ambito ecclesiale e civile. Quando in un paese la solidarietà manca, tutti ne risentono.
Sottolineo alcuni parole del Papa tratte dai discorsi, omelie o interviste, tutte pubblicate.

Solidarietà è opporsi alla cultura dello scarto. Solidarietà è una parola che riflette i valori umani e cristiani che oggi ci vengono richiesti per contrastare la cultura dello scarto. Una cultura che sempre lascia fuori la gente in stato di bisogno e di fragilità: lascia fuori, i bambini, gli anziani, le donne, tutti coloro che non servono e non producono. A volte sembra che per alcuni i rapporti umani siano regolati da due indiscutibili “dogmi”: efficienza e pragmatismo. Il cristiano deve avere il coraggio di andare controcorrente rispetto a questa cultura efficientista, a questa cultura dello scarto. L’incontro, l’accoglienza di tutti, la solidarietà e la fraternità sono elementi che rendono la nostra civiltà veramente umana. È in un contesto di solidarietà vissuta che i rapporti passano da considerare l’altro come “materiale umano” o come numero al considerarlo come persona. Non c’è futuro per nessun paese o per nessuna società se non sapremo essere tutti più solidali. La solidarietà è un modo di fare la storia. È un ambito vitale in cui i conflitti, le tensioni, anche gli opposti raggiungono un’armonia che genera vita. C’è un segno per noi cristiani che non deve mai mancare: l’opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via.

La solidarietà non riduce alla passività. Solidarietà significa anche lottare contro le cause strutturali della povertà e delle disuguaglianze, della mancanza di lavoro e delle negazioni dei diritti sociali e lavorativi. Non si può affrontare lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento che unicamente tranquillizzano e trasformano i poveri in essere addomesticati e inoffensivi. Solidarietà è pensare e agire in termini di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni. La solidarietà è un modo di fare la storia con i poveri, rifuggendo le presunte opere altruistiche che riducono l’altro alla passività.

Solidarietà è farsi carico del problema dell’altro. La solidarietà è l’atteggiamento che rende le persone capaci di andare incontro all’altro e di fondare i propri rapporti reciproci su quel sentimento di fratellanza che va al di là delle differenze e dei limiti, e spinge a cercare insieme il bene comune. Solidarietà è farsi carico del problema dell’altro. Il mandato dell’amore va esercitato partendo non da idee e concetti ma dal genuino incontro con l’altro, dal riconoscersi giorno dopo giorno nel volto dell’altro con le sue miserie e con i suoi eroismi. Non si amano concetti o idee, ma si amano persone in carne ed ossa: uomini e donne, bambini e anziani, volti e nomi che riempiono il cuore e ci commuovono fino alla viscere.

Tante proposizioni, che ci fanno riflettere, che pongono delle domande alla nostra vita e alle relazioni che ci sono care. Tante affermazioni che rimandano ad un’unica vitale parola: solidarietà che non è un vago e fugace sentimento ma, al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune. Ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti.

padre Maurizio Annoni

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