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Opera San Francesco per i Poveri
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Febbraio 2017

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Dopo una lunga attesa dovuta a motivi burocratici, siamo in grado di presentare i lavori di ristrutturazione che consentiranno di disporre di una seconda mensa dei poveri. Dopo quella di Corso Concordia datata 1959, ecco la nuova mensa collocata nel convento dei Cappuccini di Piazzale Velasquez a Milano. Ne parleremo in dettaglio nell'articolo della newsletter.
È certamente una piccola goccia (e, se non ci fosse, il mare ne soffrirebbe!) nell'infinito bisogno di cibo lamentato ancora da milioni di persone in tutto il mondo.

Ci sono numeri che fanno riflettere e sono fonte di scandalo: un terzo della produzione mondiale di cibo (1,3 miliardi di tonnellate su 3,9) viene sprecato, quattro volte la quantità necessaria ad alimentare i circa 800 milioni di persone che soffrono la fame. È il paradosso dell'abbondanza, un'anomalia che non risparmia neppure i paesi ricchi, dove quasi il 5 per cento della popolazione si misura con la denutrizione. È stato Giovanni Paolo II nel 1992 a usare questa immagine del "paradosso dell'abbondanza" in occasione della prima Conferenza internazionale sulla nutrizione.

Non da meno Papa Francesco in occasione dell'inaugurazione di Expo 2015 a Milano, ha rilanciato questo monito ricordando che il "paradosso dell'abbondanza" persiste ancora, malgrado gli sforzi fatti e alcuni buoni risultati. E nel discorso pronunciato in occasione dell'udienza concessa alla rete del Banco Alimentare ha usato parole molto forti: "La fame oggi ha assunto le dimensioni di un vero «scandalo» che minaccia la vita e la dignità di tante persone. Ogni giorno dobbiamo confrontarci con questa ingiustizia, mi permetto di più, con questo peccato; in un mondo ricco di risorse alimentari, grazie anche agli enormi progressi tecnologici, troppi sono coloro che non hanno il necessario per sopravvivere; e questo non solo nei paesi poveri, ma sempre più anche nelle società ricche e sviluppate".

Brutta bestia, la fame. Se manca il cibo, manca la risorsa più elementare e necessaria per vivere. E anche se nell'immaginario collettivo la parola «fame» viene istintivamente collegata a corpi scheletrici dei bambini di qualche villaggio africano, non è necessario uscire dall'Italia o dalle nostre grandi metropoli per incontrare i volti di chi si confronta ogni giorno con la carenza di cibo.

Gli ospiti della nostra mensa sono questi volti, dove non incontriamo soltanto i senza dimora o i gravi emarginati, ma anche persone "insospettabili" costrette dagli eventi a ricorrere a Opera San Francesco. La perdita del lavoro, l'età avanzata e la solitudine, la depressione, l'allontanamento dalla famiglia, l'assenza di relazioni significative, la mancanza dell'alloggio rappresentano solo alcuni di coloro che serviamo. Senza contare gli immigrati venuti dalle periferie del mondo, in fuga da guerre e persecuzioni, da carestie e governi dittatoriali, da paesi dove la parola speranza è stata cancellata dal vocabolario. Se la carenza di cibo ti conduce alla fila di Corso Concordia, penso a quanti hanno un tetto, una casa, ma l'economia non gli consente di nutrirsi in modo adeguato. Non si può dimenticare la distribuzione capillare che viene fatta ogni giorno da parrocchie, associazioni, Centri Caritas, Banco Alimentare a favore di tante famiglie dove bambini e anziani possono così mangiare in modo soddisfacente almeno una volta al giorno. Ci sono bambini e ragazzi che consumano un solo pasto al giorno presso le mense scolastiche e poi alla sera a casa ci si arrangia.

La mensa di Piazzale Velasquez, che speriamo di riaprire presto, non più tardi del prossimo autunno, fino a luglio scorso era attiva, ma la struttura aveva bisogno di adeguamenti e di un'organizzazione diversa. È un forte impegno per OSF ma siamo fiduciosi che la Provvidenza non farà mancare la sua voce attraverso i nostri benefattori e volontari, già pronti per garantire la gestione della mensa. È il nostro contributo nel mare del bisogno, ma se non ci fosse - come la goccia d'acqua - i poveri ne soffrirebbero.

padre Maurizio Annoni

 

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