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Opera San Francesco per i Poveri
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Ottobre 2017

FRA DANIELE 'LA POVERTÀ È MOLTO PIÙ AMPIA DI CIÒ CHE CREDEVO'

Laureato in Chimica industriale, ha 43 anni Fra Daniele Grossule, il responsabile della Nuova Mensa di OSF in Piazzale Velasquez. Frate dal 2009, è originario di Vimercate e prima della sua vocazione, arrivata a 33 anni, ha lavorato 5 anni come chimico.

Il suo percorso religioso lo ha portato a Rovigo, Lovere, Cremona, Venezia: ha visto tanti luoghi, conosciuto molte persone, “non è stato sempre semplice affrontare questi continui spostamenti - ci racconta - ma le esperienze sono sempre fonte di ricchezza”.

Come ha conosciuto OSF?
Agli inizi della formazione religiosa ci hanno fatto fare un’esperienza di una settimana estiva in Opera, era il 2007. È stata un’esperienza parecchio rigida, particolare, non ero abituato. Ho lavorato una settimana di fila sia in Doccia che in Mensa. Allora dovevi curare anche i servizi igienici, stare attento che gli utenti non facessero “disastri”, cambiare la carta e altre cose così. Non ero mai stato a contatto con i poveri…sì ero stato in missione, ma mangiarci insieme, stare con loro è diverso. Padre Vittorio mi ha spiegato che ci sono tanti tipi di povertà, non ci sono solo "barboni", ma persone che hanno magari anche un lavoro ma niente di più, che devono pagare l’affitto e a cui dopo non rimane nulla, profughi, …non è che perché uno ha il cellulare che allora non è povero. Mi ha colpito il fatto di avere a che fare con gente che è davvero in difficoltà, e ho capito che è proprio a queste persone che tu devi stare accanto. E devi imparare a considerare poveri persone che a prima vista sembrano non esserlo. La povertà è molto più ampia di ciò che credevo. Vai in missione e vedi un tipo di povertà, ma in città è un’altra cosa.

Pensava mai di intraprendere poi un lavoro come quello che sta per fare?
L’esperienza in Opera mi ha colpito e ho chiesto per questo, una volta tornato a Milano, di fare il volontario una volta a settimana in OSF in Mensa e in Doccia. Da lì tutte le estati facevo una settimana o due di servizio. L’ambito caritativo mi è rimasto dentro e mi sembrava di essere portato, quindi ho voluto approfondirlo. Questa esperienza sarà nuova ma l’ambito un po’ lo conosco.

Conosceva la Mensa di Velasquez?

Poco, perché essendo una realtà molto piccola, quasi famigliare, non c’era bisogno di molto aiuto. I volontari che la gestivano erano autosufficienti. Forse mi è capitato una sola volta di doverli aiutare. Da quello che mi ha raccontato chi mi ha preceduto, è stato sempre un ambiente contraddistinto da un’atmosfera famigliare.

Quindi sarà un’esperienza totalmente nuova, di che cosa crede abbiano bisogno gli utenti che la frequenteranno?

Ci si aspetta un clima più amichevole, forse una maggior attenzione alla persona e alla fragilità, la possibilità di dialogare con tutti, anche se lo scopo principale è sempre quello di sfamare le persone. Comunque, a volte incontro qualche utente che frequentava la Mensa prima che chiudesse per la ristrutturazione e mi dicono tutti che si mangiava benissimo e quindi aspettano che riapra. Speriamo di non deluderli!

Quali saranno i suoi compiti?
Oltre a occuparmi di gestire i volontari e degli ordini delle materie prime necessarie, in questo primo periodo, proprio perché i numeri sono piccoli, aiuterò anche a gestire il magazzino, per capire dove vanno stoccate le derrate e come e cosa è necessario. Tutto insieme al cuoco che mi darà una mano. Per ora farò un po’ di tutto.

Chi lavorerà alla Mensa?
Ho incontrato alcuni volontari durante il corso dell’HACCP che ho dovuto frequentare prima di cominciare a lavorare. Sono persone che hanno voglia di dare una mano, non solo di fare una semplice offerta per chi è meno fortunato. Sicuramente entrando a contatto con loro tutti i giorni imparerò a conoscerli e sono curioso di farlo. Soprattutto ho chiesto di avere un incontro con chi gestirà la Mensa la domenica, dei gruppi già affiatati tra di loro ma che sono comunque un po’ spaesati perché ora la Mensa è completamente cambiata e occorrerà capire come funziona tutto.

Lavoriamo ogni giorno per i poveri che vivono o transitano a Milano, come vede questa realtà di bisogno?
Sono stato per anni a Venezia e lì la situazione è molto diversa, la povertà si vede meno, nella piccola Mensa dei frati cappuccini ospitavamo solo una decina di persone al giorno. Certo le dimensioni e la popolazione delle due città sono molto diverse, quindi è difficile fare paragoni. A Milano è molto più evidente la povertà.

Oltre al cibo - anche se a Milano non si muore di fame - un bellissimo servizio secondo me è quello delle Docce e Guardaroba perché il problema del povero, oltre a mangiare, è quello di sentirsi considerato. E io ho visto e capito che quando una persona in difficoltà rinuncia a lavarsi e ad avere un aspetto dignitoso, si lascia andare, ecco allora è la fine, si cade in depressione ed è difficile recuperare. Quando invece ne ha ancora voglia, ha ancora il desiderio di riacquistare la propria dignità, possiamo ancora aiutarlo.

Anche garantire degli appartamenti mi sembra sia un’ottima cosa. A Milano ci sono anche alcuni diurni, forse ne occorrono altri ma ciò che facciamo ora mi sembra molto. Poi c’è il progetto di questa nuova Mensa dedicata a utenti diversi, sarebbe bello magari aprirla in futuro anche alla sera.

Si può fare sempre di meglio, è vero, ma colgo già ora negli utenti della soddisfazione.

Cosa darà ai suoi utenti?

Il mio impegno, vorrei garantire soprattutto la mia presenza, stare a contatto con le persone, avere un rapporto con i volontari, perché più c’è affiatamento più si lavora bene. Sarà importante secondo me vedere degli altri frati oltre me in Mensa, per questo, quindi, presto dei giovani che stanno frequentando il post noviziato, ci affiancheranno nel servizio.

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