Ancora non sono un cittadino italiano, non è normale

“Mi chiamo Elia, cioè in realtà Elyes, ma l’ho italianizzato perché fosse più semplice”.

Ha una faccia da ragazzino ma ha 31 anni e un fortissimo e bellissimo accento fiorentino. È la prima volta che viene a fare la doccia in OSF e i volontari hanno l’accortezza di spiegargli per bene come funziona il servizio e quali sono gli altri di cui può usufruire.

“Non sto passando un gran bel periodo. Ho sempre vissuto a Firenze. Ho fatto tutte le scuole lì. I miei genitori sono della Tunisia, io sono il primo figlio, sono nato lì ma poi ci siamo trasferiti tutti in Italia. Ho due fratelli più piccoli. 3 settimane fa è morta mia madre che era tornata in patria”.

Elyes parla a raffica e ci racconta come è finito a Milano e la sua vita prima di arrivare qui… “ho una visione un po’ negativa del mondo, forse per ciò che mi è successo, per le esperienze che ho avuto. Ho fatto molti lavori a Firenze ma mi hanno sempre fregato e sfruttato. Ho studiato operatore chimico biologico ma a un certo punto ho smesso. Ho lavorato sino a un anno fa, l’ultimo lavoro è stato il garagista. Vivo da solo da molti anni: non mi sono mai “trovato” con i miei genitori e i miei fratelli, loro sono un nucleo molto unito, io mi sono sempre sentito al di fuori. In questi anni sono cresciuto, ho sviluppato la pazienza, il rallentare e dare valore alle cose. Io credo comunque che ciò che mi è capitato non è dettato dalla fortuna o sfortuna, la verità è che io sono considerato un immigrato, anche se ho vissuto qui da sempre. Lo stesso accade al nero, al gay, alle donne in certe parti del mondo. Io mi sento discriminato, e molto, anche solo per l’aspetto fisico ricevo degli sguardi diversi. Ancora non sono cittadino italiano, non è normale. Secondo te è normale?”.

“Ero già stato a Milano, e mi era piaciuta molto, e ora ci sono tornato. Prima di partire da Firenze, la prima volta, andai dal mio padrone e gli dissi che non mi andava più di lavorare in nero, e che mi dava poco e oltretutto ogni mese mancava sempre qualche 100 euro dallo stipendio, e il posto che mi aveva dato per vivere era indegno. Con i topi che giravano, per farti capire. Allora non ci pensai due volte e me ne andai, persino senza la paga dell’ultimo mese. Ero stufo di essere trattato così. Ora rieccomi qui, sono arrivato ieri. Stanotte ho dormito per strada, insieme a dei ragazzi di colore in stazione. Nessuno mi ha chiesto nulla e mi ha giudicato”.

Se gli chiediamo se ha dei progetti per il futuro ci dice: “Ho molto rancore per me stesso per il fatto di non aver continuato a studiare. Mi manca la cultura, lo sento. Ora vorrei rimediare, mi piace la filosofia, le cose difficili”.

Gli spieghiamo che se ha fame, OSF ha due Mense alle quali rivolgersi, e se avesse bisogno di cure o medicinali, c’è il Poliambulatorio…è una settimana che mangio malissimo, ieri solo 2 fette biscottate e un pomodoro. Oggi due cucchiaiate di ceci. Ma non ho paura di stare solo, sono abituato”. Poi però, prima di salutarci ci dice: “Sono contento di aver parlato con te. È un sacco di tempo che non chiacchieravo con qualcuno”.