“Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti”

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“Ho ritrovato da poco per caso la mia tessera di volontario OSF: nel 1989 infatti ho cominciato proprio così, come volontario. 30 anni di volontariato, un bel po’!”.  Così esordisce il nostro fra Domenico, responsabile del Servizio Docce e Guardaroba conosciuto da tutti qui in Opera e amato e temuto (a volte) dai nostri utenti.

Quest’anno è importante sia per lui che per OSF: entrambi festeggiano 60 anni. Domenico infatti è nato, come Opera, nel 1959 ma a Codogno. Ci racconta che sin da piccolo ha sempre sentito dentro di sé la vocazione: “Provengo da un ambiente agricolo, semplice ma con forti tradizioni cristiane. Siamo 7 fratelli, una sorella era suora e anche una zia. Già da bambino, desideravo farmi prete, però, per un po’ ho zittito quella voce ma… Lui non ti molla e alla fine ho ceduto”.

“Tutto poi, secondo me, succede grazie a degli incontri, a delle persone che ti danno dei consigli, ti indirizzano in un modo inevitabile. Almeno a me è successo così: mi hanno fatto conoscere i frati – quelli di Piazzale Velasquez – e la mia esperienza è iniziata lì, e si può dire che non sia ancora terminata”.

Parlando del suo “cammino” per diventare frate, Domenico ci racconta dei periodi trascorsi a Varese, a Cremona e a Lovere dove non ha solo appreso il francescanesimo e il Vangelo, ma anche alcune arti e passioni che ancora oggi coltiva: la sartoria e il giardinaggio tra tutte. È bello sentirlo dire: “Quello cappuccino è l’ordine perfetto per me, l’ho capito subito. E di Opera mi sono innamorato”.
Un amore, possiamo dirlo, corrisposto che è iniziato trent’anni fa facendo il volontario in Mensa: era l’agosto del 1989, allora a dirigere OSF c’era Padre Giorgio e Domenico ricorda come fosse tutto diverso: “Si andava al mercato a comprare ciò che serviva e poi noi volontari dovevamo pulire la verdura. In quegli anni ancora c’erano solo italiani, pochi eritrei e albanesi. È il periodo durante il quale ho conosciuto anche Padre Maurizio che poi mi volle come portinaio nel Convento di Viale Piave.

Per me quelli sono stati anni bellissimi: eravamo in due a svolgere questa mansione perché il lavoro era tanto. Succedeva tutto in portineria: moltissime le telefonate da smistare e le persone che venivano a portare merci e donazioni – soprattutto di abiti – e facevano riferimento a noi. Insieme a Giacinto e a suor Orsola dovevamo gestire tutto il flusso. Quel lavoro mi piaceva tantissimo: ho avuto l’opportunità di conoscere davvero molta gente. Nel 1994 poi c’è stata una grande innovazione su idea di Padre Giorgio: è nato il gruppo volontari promozione. Si trattava di una fase 0 dell’attuale ufficio marketing: con le guide del telefono alla mano, si preparavano delle lettere da spedire a potenziali donatori. Chi scriveva, chi incollava i francobolli, tutti avevano da fare. Un progetto che ha avuto ottimi risultati”.

Quando dopo 5 anni a Varese, Domenico è tornato in OSF, ha avuto il compito di sostituire suor Orsola, allora malata, al Servizio Docce e Guardaroba, dove tutt’oggi è responsabile. Ancora una volta si è messo in gioco, ha dovuto imparare un altro mestiere e dopo qualche tempo ha introdotto alcune innovazioni. Al servizio non c’erano i pc ma ancora una registrazione cartacea degli accessi che risultava essere poco performante, così Domenico ha modificato le procedure e soprattutto inserito l’informatizzazione. Oggi ci sono in servizio più volontari, possono essere garantite agli utenti più docce grazie a una maggiore organizzazione.

“Questo è anche ciò che mi auguro per il futuro: che OSF continui a migliorare per aiutare sempre di più chi ha bisogno. Certo, perché avvenga, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, che finora non è mai mancato. Grazie!”.