L’Arcivescovo di Milano: “Il Bilancio Sociale di OSF potrebbe essere una specie di visita guidata alle fondamenta della città”

mons. delpini dà un contributo al Bilancio di OSF

“S’è diffusa in città una specie di euforia. Ne sono contagiati in molti. Chi va in giro per il mondo lo dice con una certa fierezza: io sono di Milano! Chi chiacchiera al bar con gli amici ripete le parole insegnate da una comunicazione standard, si rassicurano e si confermano che le cose vanno a gonfie vele: invasione di turisti, prospettive dell’innovazione, eccellenza degli ospedali, attrattiva delle università, leader della moda, dell’enogastronomico, del design, ecc.

L’euforia è una sensazione piacevole e può fare del bene. Dà slancio all’impegno più di ragionamenti e imperativi, stimola la creatività, facilita collaborazioni passando sopra a meschinità e spigolosità.

L’euforia diffonde fiducia e rende volentieri disponibili alle feste, agli apericena e all’happy hour.

Certo non è l’abituale stato d’animo dei saggi. I saggi, infatti, abitano piuttosto le ore del mattino e i giorni feriali: anche di fronte ai palazzi che si innalzano ambiziosi e bizzarri si domandano come siano le fondamenta.

Forse il Bilancio Sociale dell’OSF potrebbe essere una specie di visita guidata alle fondamenta della città.

Curiosando nelle fondamenta mi sono reso conto che è necessaria una seria manutenzione: la città infatti è stata costruita con materiale di ogni genere, di eccellenza e di scarto, e con un confluire di competenze e incompetenze, lungimiranza e meschinità.

Propongo un po’ di manutenzione straordinaria per quel fondamento della città che si chiama “relazioni tra la gente”. La città infatti si fonda sulle relazioni e si deve constatare che si sono tessute molte buone relazioni. Si scopre dappertutto gente che si prende cura di chi gli sta vicino, dedica tempo, risorse e competenze per parenti e sconosciuti, e così la città diventa solidale, attenta ai più fragili, abitabile e rassicurante. Ma c’è troppa gente relegata in solitudine, troppe persone che si chiudono in un ghetto, troppi che cercano sicurezza nell’indifferenza e nell’isolamento. Le relazioni tra la gente hanno bisogno di manutenzione.

Propongo un po’ di manutenzione straordinaria per quel fondamento della città che si chiama “speranza”. I talenti si moltiplicano, il tempo è messo a frutto, la collaborazione si rivela produttiva se si condivide uno scopo, o, meglio, il desiderio di giungere a una terra promessa. Ora sembra che la speranza sia stata sostituita dagli obiettivi di crescita: forse anche per questo tante giovani vite si sprecano nelle dipendenze e nell’inconcludenza; forse anche per questo l’idea che la vita sia una vocazione è stata censurata. La speranza ha bisogno di manutenzione.

Propongo un po’ di manutenzione straordinaria per quel fondamento della città che si chiama “cultura”. Se si vuole tenere in piedi la città e non soltanto offrire una organizzazione di servizi sarà bene ricordarsi un po’ della storia che dato volto alla città intorno al Duomo, sarà bene ragionare un po’ di umanesimo per avere una certa idea della persona, dell’uomo e della donna, della famiglia, del lavoro, della giustizia, della festa, sarà bene mettere un po’ d’ordine tra le priorità perché il bene comune non sia uno slogan. Una città che diventa una babele dove la gente non si capisce è prossima alla disgregazione. La cultura ha bisogno di manutenzione.

Propongo un po’ di manutenzione straordinaria per quel fondamento della città che si chiama “ecologia integrale”. Papa Francesco raccomanda di far evolvere la sensibilità ecologica, che è un po’ di moda, verso una ecologia integrale che abbia cura dell’ambiente inteso come abitazione dell’umanità, vissuto con rispetto e goduto con gratitudine e custodito per le generazioni a venire. Mi sembra che è uno stile di vita che si deve ancora imparare. L’ecologia integrale ha bisogno di manutenzione.

Le fondamenta danno sicurezza alla casa. Altrimenti l’euforia di una festa può finire nella tragedia di un crollo. Non trascurate la manutenzione!”.

Mons. Mario Delpini
Arcivescovo di Milano