Lettera di fra Marcello aprile 2021

“Non arrossite di uscire alla questua…” (Fonti Francescane n. 1547)

San Francesco così diceva ai suoi primi frati che temeva si vergognassero di uscire per l’elemosina quando, dopo il lavoro, non c’era pane da mangiare.

Vi confesso che anch’io provo imbarazzo quando allungo la mano per chiedere un sostegno per Opera San Francesco.

Mi sento come il mio Gianni che sabato sera fuori dalla mensa mi ha attaccato un simpatico bottone per arrivare alla fine a chiedermi i soldi per un caffè. Altre volte mi sento come un nostro ospite innominato che, seduto per strada, confeziona bellissimi origami, li dispone in ordine come in bella mostra attorno al bicchiere di plastica con scritto “Grazie!” ma tiene sempre gli occhi bassi perché si capisce che ha vergogna di essere lì.

Ho provato anch’io un po’ di vergogna quando due settimane fa sono stato convocato a sorpresa a casa di un imprenditore mai conosciuto prima. Sapendo di avere poco tempo da vivere, l’ingegnere aveva deciso di compiere con lucidità i suoi ultimi atti da “capitano della nave”. Nel comunicarmi la donazione per Opera San Francesco, guardandomi dritto negli occhi, mi ha detto con tono schietto: “Mi fido di lei, li usi per chi non ha avuto la fortuna che ho avuto io!”.

Mi aveva appena raccontato di essere stato un militare, è così mi è venuto da rispondergli: “Obbedisco, non mancherò!”. L’ingegnere, nonostante facesse fatica a respirare, è riuscito a farsi una piccola risata. Uscendo da quella casa avevo un po’ di magone e mi sentivo le spalle pesanti per la responsabilità di quel comando: usare i suoi soldi per le persone in povertà! Usarli bene, usarli tutti e solo per coloro che non avevano avuto la sua fortuna.

Mentre tornavo in macchina ripensavo al suo sguardo intelligente e soddisfatto: come se, da buon imprenditore, con la sua donazione fosse riuscito a diventare “azionista” di Opera San Francesco, come se ne fosse diventato “comproprietario”.
Mi sono sentito rincuorato e incoraggiato, e il senso di vergogna iniziale si è tramutato in voglia di impegnarmi ancora di più perché OFS continui a fare bene il bene!

Questa è la motivazione che ci autorizza a chiedere a tutti gli amici e le amiche di buona volontà,  a tutti i benefattori di sostenerci ancora: ogni piccola o grande donazione è un modo per partecipare con le proprie mani all’opera dei volontari e degli operatori che stanno vicino a chi vive in povertà!

Le donazioni che OSF riceve (e ha ricevuto e custodito negli anni) ci permettono di assicurare un futuro ai nostri ospiti: possiamo guardare avanti con speranza!

Anche destinare il 5×1000 a OSF è un modo per diventarne un po’ proprietari: è come condividerne le azioni quotidiane!

Oso terminare con questo racconto dalla vita di San Francesco:

“Come finiva le lodi, si dava da fare per ottenere le pietre necessarie al restauro della chiesa [di San Damiano]. Diceva: “Chi mi dà una pietra, avrà una ricompensa; chi due pietre, due ricompense; chi tre, altrettante ricompense!” (Fonti Francescane n. 1420).

A tutti e tutte il nostro Grazie col cuore!

firma fra marcello

fra Marcello Longhi