“Quello degli ospiti del Servizio Guardaroba è un silenzio che urla”

OSF opera san francesco, guardaroba

È entrata nel 2017 in OSF ed è una mamma di 48 anni oltre che una casalinga. Si occupa nel Centro Raccolta di accogliere i donatori all’entrata di via Vallazze, presentando loro i servizi e OSF in generale. È la prima persona e il primo volto che, chi ha deciso di aiutare Opera, vede arrivando.

Lidia Opera San Francesco l’ha conosciuta grazie al marito i cui genitori ne erano sostenitori. “Mi sono subito interessata e “innamorata” di OSF e ho avuto la fortuna di entrare in breve tempo, grazie alla nuova figura di accoglienza che era stata appena inserita al Centro Raccolta.

Durante il lockdown, quando abbiamo dovuto sospendere il servizio, non vedevo l’ora di rientrare. Così quando Stefano mi ha chiamato, proponendomi di spostarmi momentaneamente al Servizio Guardaroba e di provare questa esperienza, non ci ho pensato un secondo. Volevo toccare con mano il servizio ed essere a contatto con gli ospiti. Noi al Centro Raccolta vediamo e incontriamo ogni giorno solo i benefattori. È stata l’occasione di constatare concretamente come si finalizza il nostro lavoro, come si chiude il cerchio. Alcune estati fa avevo dato una mano anche in Mensa durante i mesi estivi. Mi era piaciuto molto e volevo rimettermi ancora una volta in gioco.

Lidia volontaria OSF

Non sapevo bene quale fosse il giusto approccio da adottare con i nostri ospiti: ognuno di loro è diverso e ha una storia spesso traumatica alle spalle. Quindi ero un po’ agitata, non lo nascondo, ma sia i volontari, che fra Domenico e la suora sono stati meravigliosi e mi hanno molto aiutata, specie nei momenti problematici che in questo servizio capitano. I turni sono molto intensi fisicamente ed emotivamente: non stai mai fermo perché in più o meno 20 minuti devi servire una persona per cercare di accontentare tutti coloro che attendono e hanno un appuntamento per ricevere abiti nuovi. Si corre di qua e di là da una cesta all’altra per fargli scegliere il meglio di ciò che è disponibile.

Ho lavorato al Guardaroba tutto il mese di luglio, un turno a settimana e ho coperto a volte anche altri turni scoperti. L’utente tipo che mi sono trovata davanti è una persona che vive per strada, un senza tetto. Si pensa sempre a loro ma occorre però dire che si sono presentati anche italiani, senza lavoro, giovani e meno giovani. La povertà ha il volto di chiunque, anche di insospettabili. Persone che si sono mostrate gentili, altre meno, ma soprattutto ho “sentito” molto silenzio da parte loro, un silenzio che urla. Tanti infatti sono davvero discreti e cercano di dare meno fastidio possibile. Credono di disturbare e non vorrebbero doverlo fare.

Io sono molto emotiva, mi commuovo spessissimo, e dunque non sempre è stato facile. Confesso che andando verso la stazione di Porta Venezia per prendere la metro e tornare a casa, ho pianto più volte pensando a quanto sono fortunata. Ingiustamente, direi, senza nessun merito. Diamo tutto troppo per scontato, non è una frase fatta.

Il momento per me più toccante è stato quando è arrivato al Guardaroba un omone con un forte accento romano. Aveva bisogno di indumenti XXL, davvero ampi, e in più presentava anche una situazione di deambulazione molto complessa, dovuta a dei piedi fortemente deformati. Alla fine, non sono riuscita a soddisfare tutte le sue richieste. E soprattutto non avevamo scarpe adatte per lui: aveva indosso delle infradito tutte rotte da sostituire ma portava un numero così ampio che non le abbiamo trovate. Qui disponiamo di sandali nuovi estivi ma solo fino al 45/46 ma a lui non bastavano. Così è andato via senza scarpe, è stato straziante, davvero. Mi sono sentita impotente.

Ora ciò che mi preoccupa è questa emergenza sanitaria che è diventata ormai anche economica: ci saranno molti nuovi poveri e sarà difficile aiutare tutti. Io mi impegnerò e se dovessero avere ancora bisogno di me, ho dato la mia disponibilità anche per altri servizi oltre al “mio” Centro Raccolta che mi auguro riparta al meglio a settembre”.

Lidia infine conclude così: “Lo dicono in tanti, ma è assolutamente vero e lo confermo: OSF ha dato più a me, che io a lei. Questo è certo”.