Sono italiano ma non esisto per lo Stato. La storia di Giovanni

Abbiamo raccontato spesso dei servizi offerti al Poliambulatorio: nell’anno prima della pandemia i pazienti sono stati soprattutto peruviani, salvadoregni ed egiziani. È nato infatti oltre 10 anni fa per rispondere alla richieste di cure di tutte le persone che non hanno diritto all’assistenza sanitaria nazionale. Accade però, anche se non di frequente, che anche qualche cittadino italiano non ne abbia diritto, perché senza documenti. È il caso di Giovanni, 65 anni, che abbiamo incontrato per caso nella sala d’aspetto degli ambulatori di OSF, dove è costretto a venire per fare le visite di cui ha bisogno.

Se gli viene chiesto come mai deve curarsi al Poliambulatorio risponde senza vergogna: “Le vicissitudini e la sfortuna della vita mi hanno fregato, sono incappato in brutte situazioni e per un po’ sono stato in carcere. Ma adesso ho pagato quello che dovevo, sono pulito.

Sono senza tesserino sanitario ma dovevo curarmi e non sapevo come fare. Poi mi hanno detto che al Poliambulatorio mi avrebbero aiutato e sono venuto qui. Ho il diabete e problemi di cuore. Lo so che non si direbbe perché sono bello in carne, ma sono malato. Dormo in via Saponaro, in un centro per chi non ha casa. Ho un posto letto. Non sto male. A Milano qualcuno che ti aiuta lo trovi sempre. Mi hanno pure sospeso il reddito di cittadinanza perché risulto irreperibile, ma esisto, sono qui: tu mi vedi, no? Senza neanche quei soldi non so come fare.

Siamo in 8 nella stanza lì dove vivo. Alle 6:30 però io esco e vado ad aiutare una signora a Bresso che è indigente… non che io stia meglio. Ho fratelli e sorelle ma non gli parlo da anni.

Sai cos’è poi il problema? Anche per cercare di riavere i documenti…Tutto bisogna fare on line ma io non sono capace e non ce l’ho il computer. Ti succedono delle cose nella vita che finché non ti capitano, non ci credi. Io non ho né casa né lavoro. Sono solo, qui a Milano da 30 anni ma sono siciliano.

Qui in OSF mi trovo bene e anche in via Saponaro dove ci fanno i tamponi e mi sento sicuro. Sono stato anche all’ospedale San Paolo mi hanno curato bene”.

E il futuro come lo vedi Giovanni?

“Mentalmente sono buono, ma fisicamente sono conciato male”.