Quando una persona si rivolge a OSF, poter raccontare la propria storia e spiegare i propri bisogni è il primo passo per ricevere un aiuto adeguato. Ma non sempre questo è semplice: le differenze linguistiche possono rendere arduo il dialogo anche quando c’è tutta la volontà di ascoltarsi e capirsi.

Per questo il Servizio Accoglienza ha ideato “Tecnologia per l’ascolto”, un nuovo progetto che, dopo una fase di test già avviata, entrerà nella sperimentazione operativa da agosto.
L’obiettivo è utilizzare dispositivi professionali di traduzione vocale simultanea durante i colloqui di ascolto e allo Sportello Connessioni, così da favorire una comunicazione più chiara tra volontari e beneficiari.

Come spiega Eda, operatrice del Servizio Accoglienza: “Abbiamo notato che ci sono alcuni beneficiari che hanno una forte barriera linguistica. E poiché il nostro mandato è cercare di accogliere al meglio ed essere il più accessibili possibile, abbiamo pensato di implementare questi dispositivi professionali di traduzione simultanea vocale”.
I dispositivi saranno utilizzati soprattutto durante i colloqui di ascolto, incontri dedicati in cui le persone possono raccontare con calma la propria situazione ai volontari del Servizio Accoglienza. È proprio in questo contesto che una comunicazione precisa può fare la differenza.

“L’idea è migliorare la comunicazione e la comprensione, sia da parte dei volontari rispetto alle richieste che ci arrivano, sia nelle risposte che diamo ai beneficiari”, racconta Eda.
Il progetto interesserà anche lo Sportello Connessioni, dove vengono consegnati telefoni cellulari e biglietti dei trasporti per consentire alle persone di rientrare nel proprio domicilio. Anche qui comprendere pienamente le richieste è fondamentale.

Come funzionano i dispositivi
L’utilizzo è pensato per essere semplice.
All’inizio della conversazione sul dispositivo elettronico vengono selezionate le due lingue, ad esempio italiano e arabo. Il volontario preme il pulsante dedicato all’italiano, parla e, una volta terminata la frase, il dispositivo la traduce e la riproduce vocalmente nella lingua scelta. La persona risponde premendo il pulsante della propria lingua e il dispositivo traduce nuovamente il messaggio in italiano.
La scelta della traduzione vocale non è casuale. Come sottolinea Eda, “vorremmo prediligere la modalità conversazionale, perché non tutte le persone possono essere in grado di leggere. Ascoltare la traduzione vocale potrebbe aumentare l’accessibilità”.

Una fase di test prima dell’avvio
Attualmente il Servizio Accoglienza sta testando due dispositivi diversi, dotati di tecnologie differenti, per individuare quello più efficace.
La valutazione non riguarda soltanto la qualità della traduzione, ma anche la semplicità di utilizzo per i volontari.
“Vogliamo capire qual è il migliore non solo a livello di traduzione, ma anche di accessibilità”, spiega Eda.
I primi test interni sono già stati effettuati coinvolgendo operatori e dipendenti che parlano altre lingue. Finora sono state provate traduzioni in albanese, arabo e l’amarico (parlato in Etiopia), mentre sono previsti ulteriori test anche con altre lingue. Per l’arabo, in particolare, il Servizio Accoglienza vuole verificare quanto il sistema sia in grado di gestire le diverse varianti linguistiche utilizzate nei vari Paesi.

Conclusa questa fase, saranno acquistati gli altri dispositivi necessari e prenderà il via la sperimentazione con i volontari, prevista all’inizio di agosto.
L’obiettivo finale è chiaro: se la sperimentazione darà i risultati attesi, Tecnologia per l’ascolto diventerà uno strumento utilizzato stabilmente dal Servizio Accoglienza in entrambe le sedi di via Kramer e Antonello da Messina, contribuendo a rendere l’ascolto sempre più accessibile e a ridurre le barriere linguistiche che ancora oggi possono ostacolare l’incontro tra chi chiede aiuto e chi è pronto ad ascoltare.

Un ulteriore passo verso un aiuto ancor più mirato e attento.

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