C’era una volta un bambino che aveva in tasca tre euro.
Non erano tanti. Erano monetine conservate con cura, messe da parte un po’ alla volta per qualcosa che forse avrebbe comprato un giorno.

Un mattino il bambino visitò Opera San Francesco insieme ad altri ragazzi. Ascoltò le storie delle persone accolte, vide la Mensa e scoprì che ogni giorno qualcuno ha bisogno di un aiuto per ricominciare.

Alla fine della visita tutti si stavano preparando a tornare a casa. Ma il bambino rimase qualche istante in silenzio.
Poi infilò una mano in tasca, strinse le sue monete e si avvicinò.
“Vorrei darle ai poveri”, disse.

Chi ricevette quel piccolo dono gli chiese sorridendo: “E tu adesso come fai?”.

Il bambino ci pensò appena un momento.
“Ne ho degli altri. Mi bastano”.

Le monete passarono di mano, ma in quel momento accadde qualcosa di speciale. Quei tre euro diventarono molto più grandi di quello che erano.

Perché il valore di un dono non si misura contando le monete, ma guardando il cuore di chi le offre.

Ogni giorno a Opera San Francesco arrivano aiuti grandi e piccoli. Tutti sono importanti. Ma a volte un gesto semplice, nato dalla generosità di un bambino, riesce a ricordarci una verità che gli adulti rischiano di dimenticare: condividere non significa dare ciò che avanza, ma riconoscere che il bene cresce quando viene donato.

Per questo, per chi li ha ricevuti, quei tre euro valevano davvero tre milioni di euro.

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