Pubblicato il 29 Giugno 2026 Si è concluso anche quest’anno il Progetto Scuole di Opera San Francesco. Abbiamo dialogato con più di millecinquecento studenti provenienti da istituti comprensivi, scuole primarie, scuole secondarie di primo e secondo grado, oratori parrocchiali e università. L’idea di entrare in dialogo con gli studenti delle scuole sulla realtà della povertà mi è nata nel 2023 contemplando gli occhi stupiti dei bambini ai quali insegnavamo a fare il pane al MUBA. Ricordo l’espressione stupita di un bimbo mentre mi diceva: “Ma davvero c’è qualcuno che non ha il pane da mangiare?”. Le domande disarmanti e imbarazzanti dei piccoli mi hanno convinto a studiare un modo per raccontare loro con sincerità che cos’è la povertà, anzi meglio chi sono i poveri.Narrando con naturalezza ai bambini le storie di povertà quotidiana che vediamo in OSF mi sono accorto che non ne erano spaventati ma, al contrario, reagivano istintivamente spalancando i loro cuori e dicendo all’unisono: “Non è giusto! Dobbiamo aiutarli!”.Questa rivendicazione di giustizia e di aiuto immediato ai poveri mi ha profondamente colpito e spinto a sviluppare il Progetto Scuole. Recentemente ho accompagnato in OSF un gruppo di ragazzi di una Parrocchia milanese a visitare la nostra Mensa in corso Concordia.Alla fine del nostro incontro, dopo che il Don mi ha dato una busta per i nostri poveri, un bimbo di carnagione scura, pieno di riccioli, è venuto da me e mi ha messo in mano tre euro dei suoi soldini. Gli ho chiesto: “Ma tu adesso come fai?” e lui mi ha risposto: “Ne ho degli altri, mi bastano!”. Mi ha stupito e commosso, avrei voluto dirgli che il suo dono aveva per me un significato e un valore immensi ma lui con un’espressione timida si è ricacciato nel gruppo. Abbiamo incontrato tanti studenti delle scuole superiori. Caterina mi ha scritto: “Buongiorno fra Marcello, mi chiamo Caterina, ci tenevo a mandare questo messaggio per ringraziarvi della vostra ospitalità. La cosa che mi ha lasciato più a bocca aperta è stata l’organizzazione, devo essere onesta e dire che non mi aspettavo un tale livello di cura e di attenzione al dettaglio. Mi ha stupito vedere come la dignità non sia un concetto astratto, ma passi attraverso un piatto ben servito o una doccia pulita. Mi porto a casa un senso di gratitudine immenso, durante la visita continuavo a chiedermi: “Ma come fa certa gente a correre per Milano tutti giorni e ignorare o non rendersi conto che ad un passo da noi c’è tutta questa sofferenza?”, “Perché ci giriamo dall’altra parte cercando di negare un problema evidente?” e grazie a questa esperienza sono riuscita a vedere con i miei occhi che ancora ci sono persone che non sono state disumanizzate da una società che ci vuole uno contro l’altro.Sento di averci “guadagnato” un pezzetto di consapevolezza in più. Quello che cambierà per me, da stasera, è lo sguardo: non voglio più girarmi dall’altra parte o far finta che questa realtà non esista. Ho capito che basta davvero poco per sentirsi parte di qualcosa di grande e umano.Grazie davvero per quello che fate e per quello che mi avete donato oggi”. Ripenso ai feedback degli studenti di Medicina dell’Università Statale di Milano che hanno fatto degli stage di formazione nel nostro Poliambulatorio. Scrivono alcuni tirocinanti: “Ho potuto incontrare senzatetto, bambini che vivono in casa accoglienza, mogli che non vedono i mariti da anni per garantire ai figli un futuro migliore, giovani coraggiosi che lasciano il loro Paese per inseguire il loro sogno. Ho visto cosa vuol dire prendersi cura di chi ci sta di fronte, prima ancora che delle sue ulcere nascoste sotto i pantaloni sporchi e le calze imbrattate. Bisogna imparare ad ascoltare, a indagare a fondo, al di là della superficie tangibile, a entrare nel mondo di queste persone, che può essere anche molto distante dal nostro. Un aspetto che mi ha colpito è stata la forza di questi pazienti. Nonostante le avversità, molti di loro mantengono una dignità e una forza d’animo che sono davvero ammirevoli. Questo mi ha portato a rivalutare molti aspetti della mia vita, rendendomi più consapevole delle mie fortune e più sensibile alle difficoltà degli altri”. Credo non sia necessario aggiungere altro per capire quanto è importante continuare ad offrire ai più giovani l’occasione di imparare dai poveri a vivere una vita che sia onestamente umana e capace di generare un futuro desiderabile per tutti. E OSF continuerà a investire tempo, volontari, risorse professionali ed economiche per ampliare il suo Progetto Scuole che ci sta tantissimo a cuore. fra Marcello Longhi