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Opera San Francesco per i Poveri
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Luglio 2009

PANE IN PIAZZA, LA TESTIMONIANZA DI BIANCA MARIA

"Lunedì 8 giugno i miei studenti mi hanno chiesto se ero stata al mare. No, avevo passato metà della domenica al gazebo di OSF, quello di Piazza Cordusio, sotto un sole caldo, in un'aria per la nostra città insolitamente tersa. La tintarella è stata solo un effetto collaterale dell'iniziativa "Pane in piazza", che aveva ben altri obiettivi: volevamo incontrare la gente ed essere segno di una presenza che da molti decenni opera a Milano a sostegno dei poveri.

Ebbene, di gente ne abbiamo incontrata tanta e senz'altro siamo stati anche un segno: chi conosceva già OSF ha avuto la conferma che il lavoro va avanti; chi non la conosceva ha imparato qualcosa e quelli che hanno tirato dritto, forse, si sono portati a casa un'immagine, un nome, una parola.

Come si è capito, non sono rimasta all'ombra del gazebo, ma un passo più in là, per arrivare meglio alla gente e vincere la mia e altrui timidezza all'incontro con una parola d'invito. Solo una volta ho avuto una risposta sgarbata. È stato un signore che ha commentato: "Non mi piace la carità della chiesa". "E quale altra carità conosce?", gli ho domandato, senza ottenere risposta. "Conosce Opera San Francesco per i Poveri?", ho chiesto a un altro signore. "Come no, ci vado tutti i giorni!" . L'ho guardato meglio per capire se l'avevo già visto al guardaroba, o in mensa. Qualche altra faccia nota è balenata davanti al gazebo. In piazza s'incontrano anche i nostri utenti, attuali e passati. Una signora distinta, che spingeva un passeggino, nel passare mi ha ringraziato. L'ho guardata con aria interrogativa. "Quando sono arrivata in Italia non avevo niente, meno male che c'eravate voi", mi ha spiegato, con un leggero accento slavo.

In piazza s'incontrano i futuri volontari. Un medico andato in pensione da poco, ma già nostalgico della professione, mi si è avvicinato per sapere cosa facciamo e si è illuminato quando gli ho parlato dell'ambulatorio. Se n'è andato senza il pane, ma con il numero della segreteria dei volontari.

Qualcuno, invece, si è avvicinato attirato dal pane. Si sa, la domenica le panetterie sono chiuse e un pezzo di pane fresco fa comodo. Due signori, marito e moglie, sono rimasti incerti davanti alla nostra pagnotta, forse avrebbero preferito uno sfilatino, o una ciabatta. Si sono messi tranquilli quando abbiamo spiegato loro che, in realtà, si sarebbero portati via un pasto completo alla mensa dei cappuccini.

Molti di quelli che si sono fermati a prendere il pane avevano sentito parlare di OSF, o la sostengono già attivamente. Ai primi abbiamo raccontato del nostro lavoro, dei servizi, dell'organizzazione, rimandando per cifre e riferimenti all'opuscolo allegato alla pagnotta; coi secondi, un po' come si fa con conoscenti di vecchia data, abbiamo condiviso le ultime novità (ci trasferiamo, ci allarghiamo, tutto nuovo, una meraviglia!), o ricordi del tempo che fu, di quando l'Opera era giovane e c'era ancora lui, frate Cecilio.

C'è stato, poi, chi ha lasciato l'offerta e non ha preso il pane, perché ne aveva già la casa piena; e chi ha preso il pane senza lasciare l'offerta, perché non aveva niente in tasca. Alle due e mezza ho lasciato il gazebo con la convinzione di non aver passato il tempo invano. Mi rimaneva solo un rimpianto. Ora vi dico perché.

Avete idea di quanti stranieri ci sono in centro a Milano in una domenica di giugno? Tanti, tantissimi. Non me ne ero mai accorta prima. Forse il 70 per cento delle persone che abbiamo visto scorrerci davanti erano stranieri. Per loro noi eravamo un elemento pittoresco del paesaggio. Ci guardavano con curiosità, cercavano di leggere il manifesto appeso a un lato del gazebo con le spiegazioni dell'iniziativa. A qualcuno ci siamo accostati, cercando le parole in inglese per parlare loro di OSF, ma sarebbe stato più facile se, accanto al testo in italiano, sul manifesto ci fosse stata anche una traduzione in inglese.
È la mia proposta per la prossima uscita in piazza".

Bianca Maria

Guarda le foto della manifestazione "Pane in piazza"

 

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