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Opera San Francesco per i Poveri
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Febbraio 2013

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Caro Amico, cara Amica,
in questi giorni in OSF stiamo programmando gli eventi del 2013 con lo scopo di coinvolgere maggiormente  amici, volontari e benefattori, per rafforzare quell'unità di intenti e di azione che permette a OSF di svolgere quotidianamente le sue attività a favore dei poveri.
In diversi degli eventi programmati i volontari rappresentano un punto di forza senza il quale l'evento non potrebbe realizzarsi. Un esempio per tutti: il Pane di OSF dove più di 400 volontari raccontano OFS alla gente sulle piazze di varie città e raccolgono fondi per sostenere i servizi donando una pagnottella.

Per un momento mi metto anch'io i panni del volontario.

Perché mi impegno nel volontariato? Le risposte sono tante quante i volontari ma ci sono alcuni punti fermi che fanno da denominatore comune e che ritroviamo in molti dei volontari.

Mi impegno perché sento che la vita è mia, ma non è solamente mia. Anzi è talmente mia da voler essere dono per gli altri. Mi impegno perché non voglio che la mia vita si banalizzi con fatti e gesti di poco conto. Essa, perché è dono di Dio, esige di essere spesa nella solidarietà che non è una pianta spontanea ma, come ogni virtù, va coltivata con attenzione e cura.

Mi impegno perché voglio il cambiamento della società in cui vivo. Voglio impegnarmi perché siano rimosse le cause della povertà e so che per arrivare a questo non basta dedicare il mio tempo libero, ma devo essere capace di liberare il mio tempo. So di essere responsabile di ciò che succede vicino e lontano da me. Ognuno di noi può portare una pietra, piccola o grande che sia, per la costruzione del bene comune. Voglio farlo con la convinzione che l'importante non è donare ma farsi dono e chiedo sempre l'umiltà di accettare l'aiuto da colui che soccorro.

Mi impegno perché, come dicevo, sento che posso contribuire a rimuovere le cause di tanti mali e di tante povertà e ciò sarà più efficace se agirò insieme agli altri. Impegnarsi non significa intenerirsi o commuoversi, né delegare la solidarietà agli "addetti ai lavori". Lavoro insieme agli altri perché il volontariato sia soggetto politico capace di incidere nella società, e perché, assieme, si trovino soluzioni opportune, per arrivare ad una civiltà solidale.

Mi impegno, ma so di doverlo fare con uno stile che rifiuti lo spettacolarismo. Sfrutterei la sofferenza dei poveri se volessi che i riflettori puntati su di me o sul mio gruppo anziché far emergere il valore del gesto e l'importanza del destinatario. Don Milani diceva: "Fare strada agli ultimi, non farsi strada con gli ultimi".

Mi piace il volontariato perché, capace della "fantasia della carità", non ha un suo programma da applicare alle persone ma accetta che siano i bisogni delle persone a fissare la sua agenda. È una strada privilegiata per ricostruire la coscienza di tanti che dimenticano o scavalcano i valori del vivere civile: il rispetto, la disponibilità, la gratuità, la solidarietà, la giustizia, la dignità, la reciprocità, la sussidiarietà, il servizio, la sobrietà, la generosità.

Il volontariato è ricchezza che chiede di affrontare sul serio i problemi, che richiama la centralità della persona, che fa circolare valori e comportamenti che si stanno dimenticando e spegnendo perché il cuore dell'uomo è indurito.

Mi impegno perché quell'uomo che mi è accanto non è solo un povero ma è una sorgente di potenzialità, portatore di doni che meritano di essere scoperti. È PERSONA, è un insieme, unico, di esperienze, di paure, di speranze, di gioie e di fallimenti. Ha qualcosa in cui crede, ha qualcosa da dire. Forse non ha il coraggio di parlarne o non ha trovato qualcuno a cui parlarne.



padre Maurizio Annoni

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Febbraio 2013