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Opera San Francesco per i Poveri
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Ottobre 2014

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

L’editoriale di ottobre si pone tra due date che richiamano la nostra attenzione.

Il 19 ottobre Papa Francesco ha proclamato Beato il suo predecessore Paolo VI. Fu proprio il nuovo beato, allora Arcivescovo di Milano ad inaugurare insieme a Fra Cecilio e al Dott. Grignani la mensa dei poveri il 20 dicembre 1959. In quell’occasione il Beato Papa Paolo VI lasciò un mandato preciso a OSF, quello di “onorare e servire il povero” memori delle parole del Signore “ogni volta che avete fatto queste cose al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me”. Onorare significa dare importanza al povero, che spesso invece è posto ai margini o addirittura allontanato e rifiutato dal contesto sociale. L’onore riservato al povero si oppone all’indifferenza che spesso viviamo nei loro confronti. Ci stiamo abituando alla povertà e alla sofferenza degli altri, non ci interessano, non è affare nostro! “onorare e servire” rappresentano un binomio che non solo scomoda parole come solidarietà e condivisione, ma che impegna la società civile, la comunità cristiana e, soprattutto, la coscienza di ciascuno ad andare verso le periferie del mondo, a prendere decisioni concrete dove il grido dei poveri non cade nel vuoto, ma è ascoltato.

La seconda data – il 2 novembre – celebra la memoria di tutti i nostri cari defunti. Con l’espressione “cari” includiamo innanzitutto i familiari, gli amici, le persone che abbiamo conosciuto e incontrato. Per tutti custodiamo un ricordo che il tempo non può cancellare. La speranza delle Risurrezione lenisce la fatica e il dolore del distacco. Ma ci sono “cari” anche tanti che non abbiamo conosciuto direttamente, la cui morte ci tocca profondamente e per i quali sale al Signore la nostra preghiera. Ricordiamo coloro che sono morti vittime dell’odio e della violenza, di guerre fratricide, di profonde ingiustizie, senza dimenticare coloro che nei viaggi della speranza verso un futuro migliore  hanno trovato la morte.

Morti che ci interpellano perché la morte insegna a vivere. Il Signore Gesù prima di offrirsi totalmente nel mistero della Croce, nella sua vita si è donato totalmente all’uomo per amore, ha orientato ogni sua parola e gesto per la salvezza dell’uomo. Ha tracciato per ciascuno la strada da percorrere: “chi vuole venire dietro a me prenda la sua croce e mi segua”. La croce è il segno più alto e distintivo dell’amore e dell’offerta di sé. Prendere la croce significa allora ricevere e donare quell’amore che ci è stato dato affinché nel tempo riusciamo ad essere testimoni di amore e di verità, di giustizia e di pace.

Non basta solo piangere la morte dei “cari” lontani, a partire da noi, dalla nostra quotidianità possiamo vivere nella mente e nel cuore con pensieri, parole e gesti che indicano la strada della carità e dell’amore verso il prossimo. Solo così la morte dell’altro può generare una vita diversa, relazioni che rispettano la dignità di ciascuno, che non separano e allontanano.

Due date che spronano OSF con i suoi volontari e benefattori ad essere segno visibile di amore per il prossimo, segnato dalla povertà e dalla solitudine.

padre Maurizio Annoni

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