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Opera San Francesco per i Poveri
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Novembre 2014

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Nel mese di novembre i mezzi di comunicazione hanno evidenziato i problemi connessi alla mancanza di casa per potervi abitare, alle occupazioni abusive, al degrado di interi quartieri, alle manifestazioni anche violente della piazza, alle paure degli abitanti che una casa ce l’hanno.
Quello della casa è forse l’argomento che ha più stretta attinenza con il mondo della grave emarginazione. E noi di Opera ne siamo testimoni quotidianamente: buona parte dei nostri ospiti ha per “tetto un cielo di stelle” e per letto una fila di cartoni. Se in Italia le persone di cui parliamo venivano chiamate “barboni” e in Francia “clochard”, nel mondo anglosassone la definizione va al cuore del problema: homeless, senza casa. Da noi il concetto viene tradotto con “senza dimora”, che nello slang popolare diventa “senza fissa dimora”. Ma gli addetti ai lavori, giustamente, correggono: si può essere senza “fissa dimora” per un’esuberanza di abitazioni, che consente di vivere ora qui, ora là. I nostri ospiti non hanno il problema di dove decidere di dormire stanotte, dal momento che di dimore non ne hanno.

È sufficiente girare in tarda serata o di notte nel centro di Milano (e anche di altre grandi città!) o attorno alla Stazione Centrale per comprendere la dimensione del fenomeno: in un raggio abbastanza limitato si contano decine e decine di persone. Lo sanno bene le varie associazioni che vanno sulla strada, nelle “periferie” per incontrare il popolo della notte.

Le organizzazioni europee che si occupano di grave emarginazione stanno maturando un approccio eloquente al problema casa: "housing first", “anzitutto la casa” a dire che il primo modo per combattere il degrado esistenziale di chi finisce a vivere per strada è promuovere meccanismi di housing sociale, per un abitare accompagnato che tolga le persone dalla strada e le sostenga nel percorso di riacquisizione della dignità.

Certamente il progetto è ambizioso e tocca temi importanti e quanto mai attuali come le politiche della casa, lo scandalo degli innumerevoli appartamenti di edilizia popolare e non sfitti o inutilizzabili per cattiva manutenzione. Qualcuno può obiettare che in questo momento non ci sono risorse. Forse è vero. Ma è altrettanto vero che non c’è mai stata un’epoca d’oro, con risorse in abbondanza. E allora, ieri come oggi, è un problema di visione della società: quanto degrado umano siamo disposti a tollerare? A quanto benessere siamo disposti a rinunciare, pur di assicurare a tutti e a ciascuno almeno un tetto sotto cui ripararsi?

Ci si prepara ad affrontare l’inverno (e speriamo che non sia rigido) con il piano emergenza freddo. Certamente utile e provvidenziale e anche per molti salva vita. Ma non è sufficiente perché ogni emergenza deve essere accompagnata da piani di sviluppo che devono rimuovere le cause della stessa. È una sfida, è una battaglia di civiltà a favore dei diritti di chi finisce per strada.

OSF dispone di 16 appartamenti che consentono di sottrarre alla strada famiglie e singoli che sulla strada aumenterebbero il loro stato di degrado e di abbandono. Poco a tanto che sia per oltre 30 persone il luogo/casa ha significato ritornare a vivere e riappropriarsi della propria dignità.

padre Maurizio Annoni

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