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Opera San Francesco per i Poveri
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Marzo 2015

LETTERA DI PADRE MAURIZIO

Pochi giorni ci separano dalla festa di Pasqua. Quest’anno la liturgia ci presenta il racconto della Risurrezione secondo l’evangelista Marco. Le donne di buon mattino andando al sepolcro si pongono una domanda: "Chi ci rotolerà via il masso...?".
Al tempo di Gesù, le aperture delle tombe, scavate nella roccia, erano chiuse solitamente da grandi pietre circolari, scolpite in modo che si potessero far rotolare per entrare o uscire. Erano pietre comunque di grande peso, e serviva veramente molta forza per spostarle, in modo che non fosse agevole aprire e chiudere.
Anche sulla tomba di Gesù è stato fatto rotolare un masso circolare per chiudere l'entrata.
Le donne sono venute al sepolcro per un gesto tipico del tempo: ungere il corpo del Signore. La loro unica preoccupazione è poter entrare.

Pietra e sepolcro sono un binomio inseparabile. Questa pietra è un simbolo perché rappresenta le fatiche, le sofferenze, le preoccupazioni personali e di tante persone che ci sono vicine. Pietre che non sono facili da spostare, pietre che chiudono anche per molto tempo il sepolcro dove sono presenti buio e morte. Pietre che bloccano la speranza di singoli e di famiglie che in questo tempo di crisi devono lottare quotidianamente perché l’economia familiare è fin troppo risicata e i mezzi di sostentamento vengono meno.
Ognuno di noi potrebbe scrivere su quella pietra la propria crisi, le proprie tristezze e pesantezze di vita. Potremmo anche scrivere quelle di persone che conosciamo e che ci rendono partecipi delle loro pietre spesso impossibili da spostare.
E pensando a coloro che frequentano Opera San Francesco vorrei associare alla pietra della tomba di Gesù, anche le pietre di tanti poveri del mondo che non hanno la forza nemmeno di spostare un piccolo sasso.

Eppure le donne quando arrivano al sepolcro trovano la pietra rotolata via.
E' il primo segno di qualcosa di nuovo e ben più grande delle loro aspettative.
Trovano un segno di vita e un indirizzo nuovo per la loro ricerca. Non più la prospettiva di poter entrare in una tomba con un corpo morto, ma l'annuncio di una nuova vita.
"E' risorto, non è qui...".
Non solo la pietra è spostata e il sepolcro è vuoto, ma al loro cuore è riservata una nuova speranza e una nuova condizione di vita.
Preoccupazioni, pesantezze e paure sono chiamate a dileguarsi con la resurrezione di Cristo, e davanti a loro si apre una strada nuova.

Non possiamo celebrare la Pasqua senza tener conto della pesantezza delle pietre che chiudono le strade degli uomini. Il primo passo dunque è ascoltare la domanda ("chi ci rotolerà via il masso?") che talvolta assume la dimensione di un grido angoscioso e disperato.
Celebrare la Pasqua per noi cristiani, significa allora farci coraggio, aiutandoci gli uni gli altri a rimuovere le pietre. La pietra della povertà e della solitudine, dell’emarginazione e dell’indifferenza.
Celebrare la Pasqua significa però anche raccogliere l'annuncio di una nuova prospettiva e di una nuova strada che nessuna crisi, povertà e lutto possono ostacolare: Gesù è risorto, la vita vince sempre, la strada dell'amore non si interrompe.

Buona Pasqua a tutti!


padre Maurizio Annoni

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Marzo 2015