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Opera San Francesco per i Poveri
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Giugno 2015

EMERGENZA MIGRANTI

Si è sentito dire di tutto, nelle giornate tra fine maggio e il 15 giugno, con la sospensione temporanea degli accordi di Schengen in vista del G7 e la chiusura delle frontiere. In mancanza di informazioni chiare, un incerto passaparola ha spinto l’onda in più direzioni. Il nostro è nei flussi migratori un Paese di transito, e questo blocco ha provocato ciò che tutti abbiamo visto accadere alla stazione Tiburtina di Roma, sugli scogli di Ventimiglia, a Bolzano, alla Stazione Centrale di Milano. Centinaia e centinaia di persone che hanno rischiato il possibile per lasciarsi alle spalle una vita di sofferenze sono state fermate al di qua di un cancello, e non possono raggiungere parenti e amici che li aspettano nel nord Europa. Quello che i giornali hanno raccontato è, come sempre, la dimensione macroscopica, il dato eclatante, le possibili malattie, gli scarsi controlli, il senso di minaccioso pericolo di questi assembramenti.

Ma gli italiani queste voci non le hanno sentite proprie. Invece di proclami, hanno dato una risposta solidale; e sono arrivati per accogliere, con borse piene di abiti e cibo. "Una processione di persone apriva le dispense mentre venivano chiuse le frontiere", racconta Alessia Camilli sulla rivista "Internazionale"; singoli o parrocchie e associazioni, giovani, anziani, tutti per dare una mano. In Stazione Centrale arriva una signora con uno zaino pieno di uova sode, dentro ce ne sono 180, ed è solo l’esempio di una rivoluzione gentile che è andata in scena silenziosa per portare un aiuto dove c’è bisogno. Un bell’esempio quello di Milano, ha osservato il presidente della Camera Laura Boldrini, "perché ha dimostrato che se ci sono persone che vengono da contesti di guerra e violazione dei diritti umani, bisogna dare un segnale di solidarietà e questi valori sono scritti nella nostra Costituzione". La necessità di fare qualcosa è avvertita così forte dai milanesi che l'assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino è costretto a intervenire per dirottare la generosità nei centri d’accoglienza. "Eccesso di solidarietà", si è detto addirittura. Il rischio è che le risorse vadano disperse e non possano essere utilizzate, ed è per questo che carità e organizzazione devono viaggiare insieme.

E’ quello che succede tutti i giorni all’Opera San Francesco dove l’emergenza è quotidiana e il sistema di gestione delle risorse – materiali e umane – è uno dei pilastri fondamentali del modello operativo distintivo di OSF e permette di far fronte a tutte le richieste. Una struttura flessibile, efficiente, poco costosa, dai processi decisionali veloci, caratterizzata da innovazione tecnologica e soprattutto da una fortissima spinta motivazionale, come è quella dei volontari organizzati in modo professionale. Questo è ciò che permette di fronteggiare, in qualsiasi momento, attività specifiche in aggiunta allo svolgimento delle emergenze quotidiane. Come è successo nei giorni scorsi. Come è accaduto in tutto il 2014.

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