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Opera San Francesco per i Poveri
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San Francesco 2015

SIAMO NOI LA DIFFERENZA

"L’iniziativa era stata lanciata già dalla primavera, e pur sapendo che le settimane tra le Stimmate (17 settembre) e San Francesco (4 ottobre) sono le più frenetiche dell’anno, avevo aderito ugualmente, ricordando bene il dispiacere di aver dovuto rinunciare, l’anno passato, al viaggio veneziano. Non so se questo valga per tutti, ma io credo che il servizio di volontariato a Opera San Francesco finisca per diventare parte della propria identità sia che duri da anni o da pochi mesi, che richieda più giorni o una manciata di ore, se si va sempre o è stata necessaria una sospensione: il volontariato fa parte di te, contribuisce alla tua individualità, così come i ricordi, e non solo perché ne genera tanti, piccoli e grandi, e preziosi. Lo sto realizzando proprio adesso, mentre lo scrivo: può essere definito in tanti modi, quasi quanti siamo noi volontari, è servizio, o volontariato, persino la corvée… ma credo che il termine più esatto sia relazione.
Penso che il valore aggiunto che offre OSF - oltre all’efficacia, all’operatività e alla concretezza nella risposta ai bisogni primari, che è il suo connotato distintivo - sia proprio quello della relazione. In altre parole, questi elementi acquisiscono il proprio valore non in virtù dell’eccellenza, ma grazie alla capacità e, soprattutto, alla volontà di entrare in relazione: con gli ospiti - e forse adesso si capirà meglio la mia riluttanza a chiamarli “utenti”- con i bisogni, con l’attività, con gli operatori, con gli altri volontari. Nessuno di noi, credo, definirebbe mai "lavoro" la propria attività a OSF, se pure caratterizzata da elevati livelli di professionalità, come quella dei medici dell’ambulatorio: è tutta una relazione, connotata da una volontarietà che si esprime in mille modi. Così non riesco a considerare il pellegrinaggio annuale di OSF una semplice gita fuori porta, né tanto meno un impegno che va incastrato con gli altri; non di più di quanto potrei considerarne il pranzo natalizio allestito per i volontari come un buffet.

È evidente che non posso considerare il pellegrinaggio parte del servizio, stiamo in effetti andando a spasso per posti incantevoli: l’Umbria e parte del Lazio, seguendo i passi e lo stile di San Francesco che era tutto tranne che stanziale.
E quindi? Il Duomo di Orvieto, con i suoi colori profondi e brillanti; Greccio, patria del Presepe, che ci ha accolto con la vallata colma di nebbia tanto brillante da sembrare un lago di luce; il Santuario di Fonte Colombo, dove il Serafico, già cieco, ha pensato il Cantico di Frate Sole; l’oasi di Mondo X al Santuario della Foresta, con i suoi sereni ospiti, già reduci dall’inferno; le vorticose cascate delle Marmore, con il panorama un po’ selvatico e le brume semifiabesche da cui emergevamo nei nostri impermeabili azzurri, verdi, rosa e arancio… tutto questo è il nostro sfondo gustoso… sì, lo ammetto: penso anche ai pasti! Luoghi insoliti rispetto a quelli dove siamo soliti ritrovarci, che tuttavia resterebbero un palcoscenico freddo, senza il nostro entrare in relazione tra di noi, con coloro che incontriamo, coi luoghi stessi; con il Serafico, di cui ancora tutto parla, e di cui parliamo e amiamo ascoltare aneddoti, e ricerchiamo, come se ci fosse passato appena l’altro giorno. Siamo noi la differenza: la famiglia, la compagnia, quello che ci porta ad incontrarci - settimanalmente nel servizio, annualmente per il pellegrinaggio, forse una volta sola nella vita - e ci tiene legati con cordicelle lunghissime, tanto che forse neppure ci accorgiamo della loro presenza, se non fosse che scintillano".

Alessia, volontaria di OSF

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