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Opera San Francesco per i Poveri
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Settembre 2016

MOLTO PIACERE ASSIM, MI CHIAMO MAURA

E’ il primo contatto con Opera San Francesco, la porta d’accesso di tutti i servizi. Chi ha deciso di chiedere aiuto, viene al Servizio Accoglienza che, oltre a fornire risposte concrete al bisogno di mangiare, lavarsi e vestirsi, curarsi, permette soprattutto di cominciare a costruire una relazione tra persone. E’ qui che viene rilasciata subito la tessera magnetica per accedere in mensa, alle docce, al guardaroba ma soprattutto è qui che avviene l’incontro tra due persone: un volontario e un povero, seduti insieme, con lo stesso obiettivo. E’ quanto ci racconta Maura:

Sono arrivata al Servizio Accoglienza circa dieci anni fa, dopo qualche anno passato come volontaria al servizio docce e guardaroba. Questo spostamento mi è stato proposto da fra Domenico, quando sono stati modificati gli orari di sportello e introdotte le interviste conoscitive agli utenti. La verità quindi è che non ho scelto io di cambiare attività tra quelle che ci sono a Opera San Francesco, ma semplicemente ho cercato di combinare al meglio il mio tempo libero con le esigenze organizzative di OSF. Quando ho cominciato, se non sbaglio, il servizio si chiamava ancora segretariato sociale e confesso che stare a questo sportello, rispetto a quanto facevo alle docce, mi sembrava un posto un po’di contorno, come un lavoro di ufficio pulito, relativamente tranquillo. Per fortuna ho capito presto l’essenza di questa attività: non solo ‘burocrazia’, ma davvero ‘accoglienza’ delle persone; e il nome di questo servizio indica davvero la strada. Senza enfasi e sentimentalismi, è il punto in cui si apre un’opportunità di aiuto, di miglioramento nella vita di chi è dall’altra parte del vetro. E così accoglienza non è solo stampare una tessera magnetica e spiegare gli orari dei servizi, ma diventa, ad esempio, l’occasione per orientare soprattutto se i richiedenti sono famiglie con bambini o persone malate.

Il difficile viene quando la fila si allunga e il tempo da dedicare a ogni singola persona si comprime; o quando bisogna dire dei no, o non è possibile soddisfare necessità importanti; o si presentano persone con capacità e volontà di collaborare ridotte. Tante persone, tante storie, tanti modi di fare. Ma sono sempre in maggioranza quelli che sorridono, ringraziano e salutano, magari in un italiano stentato e sottovoce, ma va bene così.
Penso al mio volontariato. Ho iniziato convinta che avevo avuto molta fortuna nella vita (famiglia, salute, nata in un paese in pace…) e dovevo fare qualcosa per meritarmelo. Quando mi capitano tra le mani i documenti di ragazzi che hanno gli anni dei miei figli e hanno già vissuto come se ne avessero dieci volte tanti, oppure quelli di donne che solo la sfortuna ha reso diverse da me… devo spiegare quello che provo? Qualche sorriso e qualche mano aperta battuta sul petto mi restano impressi e tanto basta”.

La testimonianza di Maura ci fa comprendere che accanto alla povertà economica o di beni c’è una povertà relazionale che solo la generosità dei volontari e operatori di OSF riesce a contrastare, se sono vere le parole evangeliche “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

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