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Febbraio 2017

LA CONFUSIONE DI SABINA

Da poco Sabina vive per strada, è una senza dimora. Ha ricevuto lo sfratto ed è cambiato tutto. Uno dei traumi che ha fatto prendere alla sua vita una strada diversa. Difficile e di sofferenza. Come quando ha lasciato il suo compagno. Lui si impasticcava, beveva. Soffriva di sindrome bipolare ed è invalido al 100%. Sono stati circa 5 anni insieme. Ma Sabina non vive con lui dopo che le ha provocato una frattura al naso a causa delle botte. La picchiava.

Mi trovo allo sbaraglio ora. Mi viene voglia di farla finita. Dallo psichiatra non voglio andare, non voglio prendere farmaci. Io piango ma non risolvo il problema” ci racconta.

Lavorava. Aveva tutto, “anche il bancomat” e un’auto. Era impiegata e si occupava di data entry, ma la ditta è fallita. Ormai è ferma da tanto tempo. “Ma farei di tutto, le pulizie, la cameriera. Vorrei lavorare 4-5 ore al giorno. Mi andrebbe bene tutto, anche gestire qualche signora anziana, insomma fare la badante. Ma stare ferma no.”
“Mi sento sbaragliata. In testa ho tanta confusione. Ho un trolley con dentro la mia roba. La sto tenendo in custodia. Vivo nei bagni pubblici in zona Quartoggiaro.”

Sabina non ha sempre dormito per strada: ci racconta di aver avuto la residenza nella casa di un suo amico, ma alla sua morte le hanno detto che era abusiva e doveva andarsene. Lì è stato il tracollo.
Vivere per strada significa essere sempre in pericolo e Sabina è stata violentata, derubata. Non ha più nemmeno un cellulare.

Qualcosa rimane, la sua famiglia, ma i rapporti sono inesistenti: ha un fratello ricoverato a Cesano Boscone con cui non parla più. Così come con le sorelle e la madre.
Ci confessa: “Ho problemi affettivi. Poi ti dico, ho problemi con l’alcool. Non i super alcolici. A me piace la birra. La birra a doppio malto”.

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