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Opera San Francesco per i Poveri
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Luglio 2017

UNA GIORNATA IN OSF

"Sono le nove del mattino e nella sala d'attesa del poliambulatorio ci sono una quarantina di persone. Sono stranieri, italiani, madri, padri, figli, irregolari o senza dimora, persone che non possono o non riescono a curarsi attraverso il Servizio Sanitario Nazionale. Ad aspettarmi all'ingresso c'è padre Vittorio Arrigoni, che coordina e fa da collante fra i vari servizi di Opera San Francesco. Lui, che è dell'ordine dei Cappuccini, mi dice che la loro missione risale addirittura al Santo cui è dedicato l'Istituto, ma oggi anche la beneficenza per essere efficace si deve strutturare modernamente.

E così, pur rimanendo a vocazione prevalentemente volontaristica, in OSF tutto funziona esattamente come nelle migliori aziende ospedaliere. C'è un'accettazione, una sala d'attesa, una farmacia interna e gli studi medici con i servizi di odontoiatria, di medicina generale, di ginecologia, pediatria e persino di gastroscopia con il macchinario per le analisi. Una popolazione fluida, quella che accede alle visite, che rispecchia i mutamenti di eventi geopolitici a volte lontanissimi tra loro, ma che si ritrova qui, in Via Antonello da Messina, per essere curata.
“Spesso le loro malattie dicono molto più di quel che sembra”, dice la dott.ssa Iolanda Spoto, coordinatrice del progetto di psicoterapia di OSF. Qui la cura della persona infatti viene intesa in senso olistico e a chi lo chiede viene offerto anche un percorso psicologico per sanare le ferite invisibili di chi ha subito violenze o è scappato da guerre e persecuzioni.

Parlo con alcune delle persone in attesa. Fra loro c'è B., una brasiliano giovanissimo senza permesso di soggiorno. Sembra un cucciolo smarrito, è venuto in Italia con il sogno di lavorare nella moda ma ora è costretto a lavoretti saltuari per mantenersi. Non vuole tornare a San Paolo, la sua città di origine: “C'è molta violenza dove vivevo – racconta – se non hai soldi ti lasciano morire, per i poveri non ci sono diritti”. Accanto a lui c'è M., 40 anni, ucraina, badante senza contratto che da troppo tempo vive nella clandestinità. È venuta con la madre, che soffre di ipertensione e la figlia, diabetica. Qui sono seguite dall'equipe medica e riescono a reperire gratuitamente impegnative e farmaci.

Le donne sono un numero in crescita tra le fasce di povertà e per la prima volta da quando ha aperto il poliambulatorio, nel primo trimestre del 2017 l'affluenza femminile supera quella maschile. Per questo è attivo anche un progetto ad hoc di Prevenzione Amica delle Donne Migranti, per venire in aiuto di chi è vittima di sfruttamento o deve affrontare problemi di malattie infettive, ginecologiche o pediatriche.

Sono le undici passate, l'attesa per essere visitati è breve ma la fila si ricrea sempre uguale. L'ambulatorio lavora senza sosta dalle sette del mattino alle cinque del pomeriggio, ci racconta padre Maurizio Annoni, il presidente di OSF: 'Abbiamo molti progetti per il futuro. Più andiamo avanti e più ci strutturiamo per curare al meglio chi è in povertà. Anche se il nostro sogno è quello di veder diminuire questa fila un giorno'."
Alice Gussoni, giornalista

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