La dignità di Anne Marie

Muove nervosa le mani sul tavolo, Anne Marie, unghie curate e due sottili anellini di pietre, e infine sospirando si decide.

“Non c’è niente da nascondere, questa è la mia storia, ho fatto delle scelte e mi sono sacrificata per i figli. Non rinnego quello che ho fatto.
Sono vent’anni che ho lasciato le Mauritius e la mia piccola sartoria per abiti da cerimonia per cercare fortuna in Italia: con un figlio quasi laureato in architettura, volevo dare anche al più piccolo la possibilità di studiare. Avevo 44 anni e non sapevo neanche dire buongiorno.

Mi è stato offerto subito lavoro come domestica a casa di un maestro di scuola elementare, vedovo, che parlava francese; questo è venuto, ha preso la mia valigia, e io l’ho seguito. Non voglio mentire: lui non era proprio una brava persona. Mi ha fatto capire subito che non ero lì solo per fare pulizie, mi ha insultato, mi ha umiliato in tutti i modi. Io ero disperata, ma non avevo scelta: l’unico modo per far studiare mio figlio era continuare a mandargli i soldi.

E così sono rimasta ma mi sono ammalata, ho cominciato a soffrire di asma e di cuore; senza Opera San Francesco non so come avrei fatto, medici e infermieri sono tutti bravissimi. La terapia psicologica, poi, mi ha aiutato a difendere la mia dignità; anche se non ho il permesso di soggiorno non sono più la donna sottomessa di un tempo e ho imparato a farmi rispettare. Ho fatto delle scelte difficili ma non me ne pento, mio figlio minore è diventato designer, l’altro lavora all’estero come architetto. Sono due bravissimi ragazzi, e io sono una mamma contenta”.