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Non è il giorno del suo turno, ma Anna è alla Mensa di piazzale Velasquez ugualmente. È venuta in auto per portare del cibo che può essere utile in cucina. Fra Andrea la ringrazia con un abbraccio.

“Ho iniziato a venire come jolly, in caso mancasse qualcuno, ai tempi di fra Daniele. Ero passata qui davanti — vivo in zona — e mi sono offerta. Ho lavorato come educatrice in un asilo nido e mi sono occupata anche di persone con l’Alzheimer. Ora sono “solo” una volontaria, in OSF e in un’altra realtà.

La prima volta che ho svolto servizio è stato molto forte per me, emotivamente non ero pronta. Concretamente non c’è niente di difficile. Emotivamente è un’altra storia. Arrivavo a casa molto scossa. La povertà mi ha impressionata. Perché qui ci venivo a contatto. Per strada no. Non ero pronta a tutta questa umanità che ha bisogno.

Sicuramente mi aspettavo di vedere meno italiani. E meno giovani. Mi ha fatto piacere vedere un numero maggiore di donne di quel che credessi, mi spiego: a sensazione le donne hanno bisogno quanto gli uomini ma si vergognano di più a chiedere aiuto.

Persino la mia famiglia conosce molti ospiti: gli parlo spesso di loro e ormai hanno un nome abbinato alle storie. Alla fine poi tutti sono venuti in Mensa per fare l’esperienza del volontariato, compresi i miei figli di 20 anni e 17 (quest’ultimo solo come spettatore per la minore età).

Comunque, quel che ho capito è che più che la povertà, il problema è la solitudine. Forse qualcuno potrebbe mangiare a casa, ma viene ugualmente in OSF per stare con qualcuno. Mi viene in mente un indiano che ha circa la mia età — io ne ho 52 — che è sempre venuto qui con la moglie e il figlio di circa 15 anni. Ora è stato lasciato dalla moglie. Ha pure un handicap, in parte non ha le dita delle mani. Mi fa molta tenerezza. Essere poveri, soli, in un paese straniero e anche malati, non dev’essere semplice.

Non è l’unico, molti utenti hanno le mani massacrate, oltre che i denti. In generale il corpo parla. So che non dovrei perché poi sto male, ma mi viene sempre da chiedere a queste persone “come stai?”

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